Burioni, l’eparina e la prudenza

Danni collaterali. Protagonismo e conflitti degli esperti

di Marco Bresadola

L’altro ieri l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato una sperimentazione sull’uso di eparina, un anti-coagulante di largo uso, nei pazienti affetti da Covid-19. 

La sperimentazione, che coinvolgerà quattordici centri di cura sparsi per tutta la penisola e trecento pazienti, sarà coordinata da Pierluigi Viale del policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna. Secondo Viale, lo studio mira a capire meglio ruolo e applicabilità di questo farmaco, che ha tra l’altro il vantaggio di essere ben conosciuto e quindi non necessita di studi sugli effetti collaterali come, invece, i farmaci di nuova invenzione. A questo proposito il medico bolognese ha dichiarato: “abbiamo necessità di acquisire rapidamente evidenze e pertanto dobbiamo lavorare all’interno di trial clinici, associando alle nostre intuizioni e speranze il necessario rigore metodologico.”

Nonostante l’efficacia di questo farmaco nel caso del coronavirus fosse stata sostenuta in alcuni studi scientifici nei mesi scorsi, è solo da pochi giorni che questa novità è cominciata a circolare insistentemente sui media e in Internet soprattutto in seguito alla comparsa, forse su Facebook, di un messaggio anonimo. 

L’autore di questo messaggio – che si identifica come un cardiologo del “Beato Matteo” (forse l’Istituto Clinico Beato Matteo di Vigevano) – sostiene che i suoi pazienti affetti da Covid-19 presentano micro trombi venosi rilevati, seppur con difficoltà, dall’ecocardio; il quadro clinico sarebbe dunque quello di una malattia cardiovascolare, e non respiratoria, da trattare con farmaci antiinfiammatori e anticoagulanti, come appunto l’eparina.

La notizia si diffonde sui social. Burioni attacca

In poche ore la tesi del cardiologo è stata rilanciata da blog e pagine social nonché ripresa da vari quotidiani, che hanno riportato altre testimonianze di medici a sostegno di questa ipotesi. E quasi subito, a dimostrazione dell’ampia circolazione dell’ipotesi, è arrivato lo strale di Roberto Burioni, che sul suo sito MedicalFacts l’ha bollata come “l’ennesima bufala”, “lo sproloquio di un ipotetico cardiologo di Pavia, che diffonde notizie assurde.” 

Roberto Burioni, virologo e direttore di MedicalFacts ha bollato come bufala la “tesi” dell’ipotetico cardiologo di Pavia. (©Laboratorio Design of Science – Dos, Unife)

Secondo il virologo marchigiano, si tratta di una “scemenza di proporzione immense”, analoga a quelle circolate nelle scorse settimane di farmaci miracolosi provenienti dalla Russia o dal Giappone, o a quella della prodigiosa terapia Di Bella comparsa sulla scena italiana una ventina d’anni fa. Tuttavia, alla luce della decisione dell’Aifa, la denuncia di Burioni sembra ora quanto meno intempestiva, se non azzardata.

La “vera scienza” ve la dico io. Sul mio sito

Da tempo Burioni si è assunto il compito di denunciare le fake news in ambito medico e di condurre una campagna a favore della “vera scienza”. Da quando è scoppiata l’emergenza coronavirus è diventato uno degli esperti più interpellati e presenti sui media. 

Per lui “le notizie di nuove cure non arriveranno da whatsapp, ma dalle riviste scientifiche e noi su MedicalFacts ve le racconteremo in maniera istantanea.” Anzi, ormai Burioni sembra essersi assunto il compito non solo di comunicarci le scoperte scientifiche, ma anche di indicare quali sono le decisioni di politica sanitaria che le istituzioni dovrebbero prendere per sconfiggere l’epidemia. 

Per Burioni, le notizie di nuove cure non arriveranno da Whatsapp ma da riviste scientifiche e siti specializzati. (©Laboratorio Design of Science – Dos, Unife)

In questi giorni ci sta dicendo che dovremo mettere le mascherine anche quando potremo uscire di casa, mentre a inizio febbraio aveva dichiarato in una trasmissione della RAI: “In Italia il rischio è 0. Il virus non circola. Questo non avviene per caso: avviene perché si stanno prendendo delle precauzioni.”

Speriamo che gli studi scientifici che si stanno intraprendendo confermino l’efficacia dell’eparina nel trattamento del corona virus. L’International Society of Thrombosis and Haemostasis, la società scientifica indiscussa leader mondiale sullo studio delle malattie della coagulazione e sulle terapie per la trombosi ha prodotto un webinar (corso di formazione online).

Lo scopo è quello di raggiungere più medici possibili con raccomandazioni per guidare all’uso delle eparine in corso di casi complessi di Covid-19, dando per scontato il loro uso come base di trattamento. 

In internet, la buona scienza esige prudenza

Intanto questa vicenda – il messaggio del cardiologo, la denuncia di Burioni, la decisione dell’Aifa – dimostra che al tempo di Internet la circolazione delle informazioni scientifiche è un fenomeno complesso che non può essere liquidato semplicemente come una degenerazione delle buone pratiche proprie della scienza accademica. 

Dimostra anche che gli esperti – soprattutto se sono fortemente “visibili” come Burioni – non devono mai dimenticare di coltivare una virtù che nel passato definiva l’identità professionale e sociale dei medici: la prudenza.

4 pensieri riguardo “

Burioni, l’eparina e la prudenza

Danni collaterali. Protagonismo e conflitti degli esperti
  1. Ottimo articolo, ma riporta una voce non corretta. Il virologo in questione, non è un virologo. Ma Allergologo e immunologo.
    Basta cercare le sue credenziali mediche per averne conferma.

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