Francia a singhiozzo fra divieti e inviti. Ma la scuola richiude

Alcuni istituti che avevano riaperto l’11 maggio hanno dovuto chiudere per casi di Covid-19

di Antonella Ruggiero 

L’11 maggio è stato il giorno della ripartenza francese: graduale, differenziata e volontaria.

Le misure restrittive che sono state attuate dal governo francese per arginare l’emergenza Covid-19 sono state allentate ma in maniera diversificata tra i vari dipartimenti. 

A seconda della situazione sanitaria (tasso di contagio, pressione sui reparti ospedalieri) il Governo ha classificato i dipartimenti in rosso e verde: le zone rosse hanno riaperto, ma con maggiori cautele, il lockdown obbligatorio è diventato insomma un invito alla massima prudenza e a limitare gli spostamenti. 

La Fase 2 francese ha coinciso anche con la riapertura progressiva in tutto il Paese di asili nido, scuole d’infanzia ed elementari “su base volontaria e in modo graduale”, e con un numero di bambini e allievi limitato.

Ma alcune hanno dovuto fare subito dietrofront.

Governo disorientato e confuso

“Siamo in guerra”, queste le parole pronunciate dal presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron il 16 marzo nel suo discorso alla Nazione per decretare l’inizio delle misure restrittive a seguito della diffusione dell’epidemia da Covid-19. Un’immagine forte per dare un segnale chiaro di quanto grave fosse la situazione. In totale contraddizione con lo svolgimento del primo turno delle elezioni municipali autorizzate soltanto il giorno prima dallo stesso governo centrale.

Sono passate otto settimane da quel lunedì e il governo francese si è dimostrato disorientato e confuso.

Da un lato si esortava la popolazione ad andare al lavoro, laddove tutte le misure di sicurezza fossero presenti, dall’altro si dichiarava che la Francia non aveva mai attraversato una crisi sanitaria così spaventosa. Per non parlare della confusione sull’obbligatorietà delle mascherine. 

Infine, ma non ultimo tra i temi di grande dibattito e di indecisione, quello della riapertura della scuola.  Nonostante le polemiche sollevate sia dagli insegnanti che dai genitori, per il ministro dell’Educazione nazionale Jean-Michel Blanquer, la ripresa delle attività didattiche è una tappa imprescindibile per le ripartenze del Paese.

Alcune scuole richiudono, anche perché la sorveglianza sanitaria funziona

Poco prima della riapertura, il ministro Jean-Michel Blanquer aveva dichiarato che avrebbero riaperto l’80-85% delle scuole, e che il Paese era in grado di riaccogliere un milione di studenti con 130mila insegnanti.

A poco più di una settimana dalla fine del lockdown, però, è già tempo di primi bilanci: nelle scuole sono state registrati circa settanta nuovi casi di Covid-19. In un’intervista rilasciata lunedì scorso a RTL, Jean-Michel Blanquer ha tenuto a precisare che si tratta di casi esterni, cioè riscontrati al di fuori delle mura scolastiche. Sono perlopiù insegnanti e personale scolastico. C’è da segnalare anche qualche caso tra gli studenti come a Nizza o a Roubaix. 

Alcuni istituti francesi stanno riscontrando casi di Covid-19 nelle classi (©Laboratorio Design of Science – Dos, Unife)

A oggi, 40mila istituti francesi hanno riaperto i loro battenti. Secondo il ministro, la chiusura  di cinquanta scuole a causa del Covid-19 è un danno collaterale accettabile, ma soprattutto è la dimostrazione che i protocolli sanitari ci sono, sono applicabili e vanno rispettati.

Il dilemma tra salute e diritto alla scuola

La riapertura delle scuole è un punto importante della era post-confinement francese. Il ministro è stato duramente criticato dai suoi connazionali per aver spinto l’acceleratore sulla ripresa delle attività scolastiche. 

Jean-Michel Blanquer è fermamente convinto che il prezzo da pagare per i ragazzi sarà maggiore se la ripresa non dovesse iniziare ora subendo ulteriori ritardi. La sua preoccupazione non è solo per il rischio di abbandono scolastico, che con la didattica a distanza diventa più difficile da contrastare, ma soprattutto per il fatto che la scuola possa passare in secondo piano e perdere la sua importanza come perno della nostra società. 

Il dubbio rimane su cosa sia veramente giusto fare affinché i ragazzi in età scolare non paghino troppo caramente questa epidemia, un dilemma tra salute e intelletto

Intanto fa riflettere che in Cina le scuole siano l’ultimo step del programma delle riaperture. 

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