Germania, federalismo e investimenti nella sanità garantiscono i buoni risultati

Il successo tedesco non è solo questione di senso civico

di Lara De Angeli

In Germania la strategia di contenimento del contagio segue luci rosse e verdi di semafori che non si accendono in sincro lungo la nazione. La flessibilità del federalismo tedesco vede l’attuazione di misure che cambiano passando da un Land all’altro. Se, ad esempio, a Berlino era possibile comprare un libro da un negozio ma non fare un picnic nel parco, nel Baden-Württemberg accadeva il contrario.

In ogni caso, con la Legge per la protezione della popolazione in una situazione epidemica di importanza nazionale (Infektionsschutzgesetz, IfSG) del 2001, si prevede che venga garantita una certa sincronizzazione delle misure su tutto il territorio federale, evitando di “correre confusi come un mucchio di polli”, come consigliato dal Ministro dell’economia Peter Altmeier.

L’IfSG prevede un quadro di ammende molto dettagliato e personalizzato da ogni Stato federale, con multe che possono arrivare a 25mila euro nel caso si configuri un reato penale, come un raduno pubblico con più di due persone in Baviera. Il lungo elenco di limitazioni alla libertà personale ed economica diventa infatti riduzione dei diritti democratici fondamentali, con il fine superiore del mantenimento della salute pubblica, ma è tanto pesante e fuori dall’ordinario, che è difficile pensare che vi si possa aderire solo per senso civico.

In Germania la strategia di contenimento del contagio segue luci rosse e verdi di semafori che non si accendono in sincrono lungo la nazione. (©Laboratorio Design of Science – Dos, Unife)

Alti livelli di assistenza sanitaria

La Germania è tra i cinque Paesi con il più alto numero di casi di coronavirus in tutto il mondo, e conta un numero di casi superiore a quello cinese, con un’età media dei contagiati più bassa che altrove (quarantanove anni contro i sessantadue dell’Italia).

La percentuale di decessi è andata poco oltre l’1%, mentre in Italia siamo arrivati al 12%. Va tenuto però presente che, secondo il Direttore del Robert Koch Institut (RKI), in assenza di protocolli internazionali sono stati effettuati meno test post-mortem che altrove, e che ciò può avere abbassato il dato dei decessi legati al coronavirus.

La Germania aveva all’inizio dell’emergenza 28mila posti in rianimazione (sei ogni mille abitanti, contro i 2,6 dell’Italia), il numero più alto d’Europa. Nel giro di poche settimane i posti sono saliti a 40mila. La Germania investe in sanità l’11,5% del suo Pil, molto più della media Europea che si aggira intorno al 9%.

La sanità tedesca è legata alla Krankenkasse, la cassa mutua, e quasi il 60% del budget sanitario deriva dalle assicurazioni obbligatorie di malattia. Dal 2003 esiste un’organizzazione capillare dell’assistenza sanitaria in centri di assistenza medica sparsi per il territorio, i cosiddetti medizinisches Versorgungszentrum, che hanno contribuito ad abbassare la possibilità di contagio, perché forniscono riscontri diagnostici immediati ed evitano pericolosi spostamenti.

La riapertura silenziosa della Germania.

Incoraggiata dalle terapie intensive semivuote, la Germania a metà aprile è stata la prima in Europa a dichiarare di aver sotto controllo l’epidemia e a tentare la riapertura.

L’R0 però, l’indice di contagio, è risalito fino a uno ed è scattato di nuovo il semaforo rosso per gli eventi di massa, mentre sono ammessi gli sport senza contatto come il tennis o il golf.

La Cancelliera Merkel e gli scienziati fanno appello alla cautela soprattutto riguardo la riapertura delle scuole. Secondo uno studio diretto dal virologo Christian Drosten, la capacità dei bambini di diffondere il virus non può essere ignorata, soprattutto perché stanno vicini e per la tendenza a cantare e piangere, attività che hanno dimostrato di dare alle goccioline di saliva la stessa forza di tosse o starnuti. È lo stesso motivo per cui sarà probabilmente vietato il canto nelle funzioni religiose e i riti proseguiranno a bassa voce.

La creatività nell’interpretazione del piano di riapertura preoccupa molto lo stesso Drosten, esperto del virus e punto di riferimento del governo.

In un’intervista al The Guardian, Drosten sostiene che l’alto numero di test ha rilevato pochi casi (non più dell’8%). Vanno invece effettuati test mirati al personale degli ospedali e delle case di cura.

Secondo il virologo, la Germania dovrebbe sviluppare un sistema di “sorveglianza sentinella” per monitorare regolarmente la popolazione, e prestare attenzione ai pazienti anziani durante i sintomi iniziali della malattia, impedendo che arrivino in ospedale in condizioni che rendono inevitabile l’intubazione.

Nel frattempo, come suggerito dalla Cancelliera, invece di una stretta di mano, è meglio “guardare negli occhi e sorridere un secondo più a lungo”.

2 pensieri su “

Germania, federalismo e investimenti nella sanità garantiscono i buoni risultati

Il successo tedesco non è solo questione di senso civico
  1. Molto interessante scoprire, leggendo questo articolo, che il principio di sussidiarietà (prendere decisioni il più vicino possibile ai cittadini), bandiera del trattato di Maastricht sia stato preso alla lettera dai tedeschi con una presenza del sistema sanitario capillare sui territori, mentre in Italia l’impegno sia stato in questo ultimo decennio il continuo smantellamento.

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