Il Sistema sanitario non ha saputo proteggere gli anziani

Stefano Volpato, geriatra di Unife, analizza le fragilità della sanità

di Marco Bresadola

All’inizio della pandemia, quando ancora l’infezione da Covid-19 sembrava non fosse sbarcata in Italia, da più parti si sosteneva che il nostro Paese sarebbe stato al sicuro anche per l’efficienza del suo sistema sanitario, considerato tra i migliori al mondo. Purtroppo le cose sono andate molto diversamente e siamo stati tra i più colpiti sia in termini di contagi sia di morti.

I limiti dimostrati dal sistema sanitario italiano in questo frangente sono discussi in un editoriale pubblicato in un’importante rivista internazionale dal professore di geriatria dell’Università di Ferrara Stefano Volpato e da alcuni suoi colleghi per conto della Società italiana di geriatria.

Questi limiti sono stati soprattutto di tre tipi:

  • la scarsità di posti letto, in particolare nei reparti di terapia intensiva, che si sono dimostrati del tutto insufficienti per affrontare la prima ondata epidemica;
  • il numero limitato di tamponi eseguiti sul personale di assistenza e cura, che in caso di positività asintomatica al virus potrebbe aver favorito il contagio;
  • la debolezza delle strutture di assistenza agli anziani in alcune regioni come la Lombardia, che potrebbe aver ritardato il riconoscimento dei casi positivi e quindi favorito la diffusione del contagio tra la popolazione più fragile.

Secondo Volpato e colleghi, occorre fare tesoro di questa esperienza per migliorare il nostro sistema sanitario, ad esempio aumentando la capacità di assistenza delle strutture ospedaliere e predisponendo dei protocolli di emergenza contro la diffusione del contagio nelle strutture dedicate agli anziani.

Non sappiamo ancora se questa malattia colpisca di più gli anziani rispetto ai giovani, ma siamo certi che gli anziani sono quelli che hanno avuto le conseguenze più gravi.

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