Il virus di Covid-19 non è stato manipolato. Ma si fanno esperimenti pericolosi (1)

Le ricerche sui virus per mutarne le “abilità” infettive continuano

di Maria Longobardi

Che il virus SARS-Cov-2 sia stato prodotto tramite esperimenti “Gain-Of-Function”, (in italiano “acquisizione di abilità”) effettuati in Cina sul virus della SARS e poi sfuggito dal laboratorio di Wuhan è un’ipotesi che ha alimentato un vastissimo schieramento di posizioni, dal complottismo alla politica internazionale ai massimi livelli, passando per il Nobel Luc Montagnier.

La tesi di fondo, variamente modulata,  è che l’agente patogeno SARS-CoV-2 (responsabile di Covid-19) sia stato manipolato nell’Istituto di virologia di Wuhan e da lì sia uscito. Secondo le tesi più complottiste, il virus sarebbe stato manipolato e rilasciato appositamente per scatenare la pandemia, secondo altri sarebbe sfuggito involontariamente a causa della inefficacia delle misure di sicurezza; infine, nella versione francese (la Francia collaborò alla costruzione del laboratorio di Whuan), Le Figaro ha anche ipotizzato che  i ricercatori abbiano venduto le cavie di laboratorio al vicino wet market per arrotondare lo stipendio.

Non c’è però nessuna evidenza scientifica che sia andata così. La comunità scientifica è stata unanime nel ritenere che l’ipotesi del virus creato in laboratorio sia errata, come dimostra il confronto pubblicato su Nature Medicine fra le sequenze del DNA del coronavirus dell’uomo con quelle del coronavirus presente nel pipistrello e quelle del pangolino.

Il taglia e cuci dell’ingegneria genetica lascia, infatti, la sua impronta nel codice genetico del virus ma, secondo gli scienziati, di questa manipolazione nel SARS-Cov-2 non c’è traccia.

“Non c’è nessuna evidenza che possano essere state prodotte in laboratorio – afferma il genetista Edorado Boncinelli sulla base di quei dati -.  Quel che resta da decidere è se le mutazioni sono intervenute quando il virus aveva già invaso la specie umana, o mentre era ancora ospite di cellule di un animale diverso, pipistrello o pangolino probabilmente, o infine durante il passaggio dalla specie precedente alla nostra.”

Dunque, avverte Boncinelli, piuttosto che fantasticare su chi possa “averci messo lo zampino” per  dolo o incapacità, sarebbe meglio occuparci dei veri “delitti dei quali ci siamo macchiati e ci stiamo macchiando” in questa storia. Fra questi, oltre al degrado ambientale, alla presuntuosa ignoranza c’è anche l’ingordigia.

“Perché l’ingordigia? Perché – afferma il genetista e divulgatore scientifico- gli animali che ci hanno trasmesso la malattia, i poveri pangolini, sono oggetto di affannoso commercio, per la loro ‘carne’ e per i supposti pregi medicamentosi. Pare che il mercato di Wuhan ne brulicasse.” 

Anche se il SARS-Cov-2 non è il frutto di un esperimento e il laboratorio di Wuhan non è implicato , la discussione sugli esperimenti “Gain-Of-Function” si è però riaccesa.

La storia dei virus mutati in laboratorio è infatti oggetto da tempo di preoccupate attenzioni all’interno di un quadro caratterizzato da forti interessi e implicazioni scientifiche e politiche.

Esperimenti sui virus influenzali mutati e la moratoria del 2014

La comunità scientifica da anni monitora e si interroga costantemente sulle ricerche “Gain-Of-Function” e sui virus modificati. Ci sono posizioni contrastanti e anche la politica è stata coinvolta.  Come quando gli scienziati hanno chiesto al governo di fermare gli esperimenti sui virus mutati in laboratorio, spaventati dall’idea che un incidente o la mano di malintenzionati potessero mettere in pericolo il mondo intero.

È successo in America, pochi anni fa, quando ai congressi di virologia si celebravano i successi ottenuti sulle mutazioni dei virus influenzali.

Nel 2014, c’è stata una moratoria del governo americano su esperimenti biologici che consistono nel modificare i virus in laboratorio per fargli acquisire capacità che in natura non hanno. ’(Gain-Of-Function) . 

Questa moratoria includeva studi sui virus dell’influenza aviaria,quelli della SARS e della MERS.  Lo scopo di questi esperimenti è quello di far assumere delle nuove abilità a questi virus, come ad esempio, la trasmissione per via aerea, per studiarne il comportamento in laboratorio ed essere preparati nel caso in cui queste mutazioni si verifichino spontaneamente in natura.

La moratoria del governo americano è stata istituita dopo che, a seguito di un lungo dibattito nella comunità scientifica, nel luglio del 2014, un gruppo diduecento  scienziati, detto il Gruppo di Cambridge, ha firmato una lettera indirizzata all’amministrazione Obama in cui chiedeva la sospensione immediata di tutti gli esperimenti “Gain-Of-Function”, e l’istituzione di nuove regole etiche e scientifiche,chiare e condivise da tutti.

Ripresa nel 2019 degli esperimenti interrotti. Forti critiche degli scienziati

La moratoria è stata rimossa dall’amministrazione Trump, a grande sorpresa, il 19 dicembre 2017, dopo che una commissione di studio l’aveva giudicata come troppo generica e valutato che solo pochi esperimenti avrebbero potuto costituire un reale pericolo. La commissione ha anche sviluppate nuove regole di valutazione per l’assegnazione dei finanziamenti alle ricerche.

Nel 2019, sono state finanziate le prime due ricerche “Gain-Of-Function” dalla fine della moratoria del 2014. Sorprendentemente, questi due finanziamenti sono andati proprio ai gruppi ricerca dei due scienziati, Ron Fouchier e Yoshihiro Kawaoka, che nel 2011 avevano suscitato le proteste del Gruppo di Cambridge per i loro esperimento sul virus aviario H5N1. Inoltre, lo scopo dei nuovi finanziamenti del 2019 a questi due scienziati è quello di continuare proprio gli esperimenti su H5N1 interrotti nel 2014.

La comunità scientifica ha fatto subito sentire la sua voce e a fine gennaio 2020, negli USA, durante un meeting della National Science Advisory Board for Biosecurity (NSABB), la commissione nazionale americana per la biosicurezza, alcuni scienziati hanno chiesto al governo americano più trasparenza sull’assegnazione dei fondi per le ricerche “Gain-Of-Function”.

Altri hanno chiesto che per le ricerche “Gain-Of-Function” finanziate, si annunci pubblicamente l’inizio degli esperimenti, che si spieghino i motivi del finanziamento e che i nomi dei membri della commissione che ha deciso il finanziamento siano pubblici, come si fa con altri tipi di progetti. 

Altri scienziati chiedono che le commissioni giudicatrici siano allargate a più membri e che siano inclusi esperti di etica e di sicurezza pubblica. (1. Continua)

(Maria Longobardi è fisico e science writer)

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