Il virus di Covid-19 non è stato manipolato. Ma si fanno esperimenti pericolosi (2)

Dalla moratoria del 2014 a un nuovo capitolo della Guerra Fredda USA-Cina

di Maria Longobardi (parte prima)

Il dibattito sugli esperimenti “Gain-Of-Function”, (in italiano “acquisizione di abilità”) è attualmente alimentato dalle discussioni sorte intorno alla possibilità che il virus SARS-Cov-2 possa essere uscito accidentalmente dal laboratorio di Wuhan, nonostante non ci sia alcuna evidenza scientifica che le cose sono andate così.

Esperimenti pericolosi: virus dagli uccelli ai mammiferi per via aerea

Cosa era successo di tanto grave nel 2014 da mobilitare 200 scienziati per chiedere la sospensione degli esperimenti e a convincere l’amministrazione Obama a istituire una moratoria?

Nel periodo che va dal 2012 al 2014, la comunità scientifica era stata allarmata dal proliferare di studi sui virus di influenza aviaria H5N1, H7N1 e H7N9 mutati artificialmente in laboratorio in esperimenti “Gain-Of-Function”. Questi virus aviari infettano solitamente i volatili; infettano gli uomini solo in rare occasioni e prevalentemente tramite contatto diretto con animali malati.

Grazie a tecniche di ingegneria genetica, gli scienziati erano riusciti a fare acquisire a questi virus l’abilità di infettare stabilmente i mammiferi, nello specifico i furetti, e di farli trasmettere per via aerea, cioè attraverso i droplets (goccioline di saliva). 

Dal 2012 al 2014, la comunità scientifica era stata allarmata dal proliferare di studi sui virus di influenza aviaria H5N1, H7N1 e H7N9 mutati artificialmente in laboratorio in esperimenti “Gain-Of-Function”. (©Laboratorio Design of Science – Dos, Unife)

In particolare, due studi indipendenti del 2011 sul virus H5N1, condotti da Fouchier e Kawaoka, avevano destato forte preoccupazione. Infatti, questo virus quando infetta gli uomini, ha una mortalità del 53%. Ricordiamo che è stato stimato che la spagnola aveva un tasso di mortalità di circa il 6%.

I virus aviari H5N1, H7N1 e H7N9 naturali (cioè non mutati in laboratorio) sono responsabili di epidemie di influenza tra gli animali. Come abbiamo detto, in rare occasioni infettano gli esseri umani, ma di solito avviene solo tramite contatto diretto con i fluidi degli animali infetti o le loro feci.

È costante la preoccupazione della comunità scientifica, e anche dei governi, che questi virus aviari possano un giorno mutare spontaneamente e infettare stabilmente l’uomo provocando pandemie mortali, così come è successo con l’influenza spagnola del 1918.

Per questo motivo, ogni epidemia di virus influenzale negli animali è da molto tempo monitorata accuratamente dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e ogni singola trasmissione animale-uomo è tenuta sotto stretta sorveglianza.

Il fatto che degli scienziati abbiano mutato i virus per adattarli meglio all’uomo ha rappresentato nel 2014 una minaccia terribile per la comunità scientifica. I virus sarebbero potuti uscire dai laboratori, sia in maniera accidentale sia in maniera intenzionale per finire in mano ai bioterroristi, provocando pandemie letali.

Identikit dei virus molto pericolosi resi “abili” a infettare l’uomo

Ma chi sono questi virus aviari su cui si facevano gli esperimenti prima della moratoria?

Cominciamo col dire che questi virus influenzali non sono quelli responsabili dell’influenza stagionale che ogni anno causa dai 290mila ai 650mila morti in tutto il mondo.

L’influenza stagionale umana è provocata principalmente due virus: H1N1 e H3N2, detti di tipo A. Ci sono poi altri virus, detti tipo B e di tipo C, che infettano l’uomo ma sono molto meno pericolosi di quelli di tipo A e provocano lievi danni al nostro organismo. 

Nei virus di tipo A, come H1N1 e H3N2, le lettere H ed N specificano le proteine sulla sua superficie e i numeri indicano i vari sierotipi del virus. H può variare da 1 a 18 e N da 1 a 11. Ci sono in tutto 198 combinazioni possibili di H e N ma solo 131 sono state effettivamente osservati in natura.

Di tutte queste combinazioni, solo i virus con H1 H2 e H3 infettano stabilmente gli uomini mentre quelli con H5, H7 e H9 infettano principalmente i volatili e per questo sono chiamati virus influenzali aviari. 

Gli esperimenti “Gain-of-Function” condotti prima della moratoria del 2014, sui virus aviari H5N1 e H7N1 e H7N9 hanno dimostrato che questi virus possono, con solo poche mutazioni, riuscire a infettare i furetti ed essere trasmessi per via aerea.

I furetti sono usati perché rappresentano un eccellente modello animale su cui studiare gli effetti dei virus negli esseri umani; nonostante questo modello non sia perfetto, quello che succede nei furetti è verosimile che accada anche agli uomini.

Queste ricerche sono state effettuate, quasi in contemporanea tra il 2012 e il 2014, da cinque diversi gruppi di ricerca internazionali, tra cui anche un gruppo italiano, guidato dalla virologa Ilaria Capua, che ha studiato il ceppo H7N1. 

Ma perché sono pericolosi questi virus aviari?

Partiamo dal sierotipo H7N1. Questo virus è stato responsabile di una terribile epidemia aviaria in Italia, negli anni 1999 e 2000. Ce n’è stata poi anche una più lieve, nel 2001, causata da un ceppo H7N1 meno virulento. L’epidemia aviaria in Italia ha causato la morte di circa quindici milioni di volatili nella Pianura Padana e provocato circa mezzo miliardo di euro di danni economici.

Durante l’epidemia, un’analisi sierologica condotta sulle persone venute a stretto contatto con i volatili non ha evidenziato casi di positività negli uomini. In effetti, il virus influenzale del tipo H7 infetta molto raramente l’uomo e comunque, quando lo fa, provoca malattie molto lievi, come congiuntiviti.

L’ esperimento condotto nel 2014 su H7N1 ha invece dimostrato che, tramite poche mutazioni, è possibile rendere questo virus capace di infettare i mammiferi per via aerea, mantenendo tutta la sua virulenza. L’H7N1 è considerato come potenzialmente molto pericolo per la particolare virulenza di alcuni suoi ceppi e si può maneggiare solo in laboratorio di alta biosicurezza BSL-3 (BioSafety Level 3).

Il virus H7N9 è un altro virus aviario, ancora più pericoloso dell’H7N1. Infatti, è stato dimostrato che esso si può mescolare geneticamente con altri virus aviari che si trasmettono già efficientemente tra i mammiferi, e formare nuovi sottotipi. Questi nuovi sottotipi potrebbero quindi infettare anche l’uomo.

Anche questo virus è stato reso abile ad infettare i mammiferi tramite droplets con poche mutazioni. Il fatto che questo ceppo mutato sia capace di trasmettersi per via aerea, unito al fatto che si può facilmente combinare ad altri ceppi che già infettano i mammiferi, lo rendono potenzialmente un virus letale che potrebbe causare pandemie nell’uomo. Per questi motivi, H7N9 è tenuto solo nei laboratori di massima biosicurezzaBSL-4 o BSL-3+.

Il virus H5N1 merita un’attenzione particolare.

H5N1 è il più temuto di tutti e tre. È noto da tempo per la sua pericolosità ed è considerato un sorvegliato speciale perché si ritiene che possa essere il prossimo virus influenzale a causare una futura pandemia di portata simile a quella spagnola del 1918.

Questo virus muta molto rapidamente, ed è molto virulento tra gli uccelli. Nel passato, l’H5N1 ha già infettato l’uomo, come ad esempio nel 1997 ad Hong Kong, quando diciotto persone furono contagiate e sei sono morte. Dal 2003 al 2019, il virus ha provocato 861 casi di infezione negli uomini, la maggior parte in Egitto e in Indonesia, con 455 morti, un tasso del 52,8%.

Di norma H5N1 infetta maiali e volatili, ma anche topi, gatti e cani. I casi di contagio umani sono principalmente dovuti a contatti diretti con gli animali infetti.

È stato anche dimostrato che può trasmettersi da uomo a uomo, ma solo in rari casi e comunque sempre tramite contatti diretti, segno che il meccanismo di trasmissione nell’uomo non è molto efficace. Le caratteristiche di H5N1 pongono le epidemie di questo virus nella fase 3 della scala pandemica dell’OMS, cha va da 1 a 6. La fase 4 è la trasmissione uomo-uomo, accertata, più efficiente e non sporadica. La fase 6 è la fase pandemica, cioè quella in cui ci troviamo attualmente con il Covid-19.

La vicenda di Ilaria Capua

C’è da ricordare che il virus H5N1 (quello naturale, non quello mutato) è stato anche al centro di una nota vicenda italiana qualche anno fa. Vediamo qualche dettaglio di questa vicenda.

Nel 2006, c’era stata una epidemia di aviaria H5N1 tra volatili in Asia e aveva fatto anche circa 200 vittime tra gli uomini. La virologa Ilaria Capua, che nel 2006 lavorava a Padova, ebbe la possibilità di sequenziare questo virus nei suoi laboratori e immediatamente mise la sequenza a disposizione di tutta la comunità scientifica.

La scienziata andò contro la consuetudine di tenere questi dati riservati per proteggerne la paternità e per eventuali pubblicazioni scientifiche. Li rese pubblici per accelerare la ricerca e prevenire danni maggiori dell’epidemia.

L’episodio diede un forte impulso alla discussione sulla scienza open source, e la scienziata iniziò a promuovere una campagna internazionale a favore del libero accesso ai dati sulle sequenze genetiche dei virus influenzali. Questa battaglia ha portato alla creazione di numerose banche dati open, è stata supportata da prestigiose riviste come Nature e Science e ha valso alla scienziata italiana riconoscimenti internazionali.

Tornando agli esperimenti su H5N1, anche questo virus è stato mutato in laboratorio, in due ricerche indipendenti, quelle di Fouchiere quelle di Kawaoka, per rendere efficiente la sua trasmissione nei furetti, per via aerea.

Per la sua alta mortalità nei casi di infezione umana, questi esperimenti su questo virus hanno particolarmente messo in agitazione il mondo scientifico e il governo americano.  Il fatto che fosse disponibile da qualche parte un virus H5N1 trasmissibile per via aerea e capace di infettare efficientemente i mammiferi ha fatto fermare la ricerca nel 2014.

Il dibattito sulle ricerche “Gain-Of-Function”, è però adesso di nuovo vivo e molto acceso.

La posizione degli scienziati che chiedono la sospensione degli esperimenti è che non ci sono abbastanza evidenze sull’utilità di questi studi e che i rischi sono troppo elevati in confronto ai benefici. Inoltre, la comunità scientifica ricorda che, anche prendendo tutte le precauzioni del caso, un incidente è improbabile ma è pur sempre possibile. Il rischio che un virus come H5N1 esca dai laboratori è basso ma è reale.

Un nuovo capitolo nella Guerra Fredda fra Usa e Cina

Ma nel dibattito sulla ricerca “Gain-Of-Function”, ci sono anche delle voci a suo favore, come quella di Kenneth Bernard, un membro dell’NSABB e consigliere dell’amministrazione di George W. Bush.

Bernard ritiene che gli studi debbano andare avanti; sostiene anche che dare maggiori informazioni sui progetti finanziati, come qualcuno chiede, potrebbe essere pericoloso per la sicurezza nazionale. Ha dichiarato che, nel caso in cui le commissioni di valutazione dei progetti diventassero troppo grandi, nessun progetto verrebbe mai approvato e che la scienza deve andare avanti e non si può fermare.

Comunque, la discussione tra le varie parti è solo all’inizio e, almeno per ora, una nuova moratoria negli Stati Uniti sembra davvero lontana.

E anche a livello internazionale la discussione sui virus mutati non è certo finita, anzi il SARS-Cov-2 è diventato un capitolo importante di quella che è stata definita una nuova Guerra Fredda che coinvolge questa volta USA e Cina.

Adesso la ricerca è ricominciata. E si è ripreso proprio da dove tutto si era fermato, dagli studi su H5N1. (2.Fine)

2 pensieri riguardo “

Il virus di Covid-19 non è stato manipolato. Ma si fanno esperimenti pericolosi (2)

Dalla moratoria del 2014 a un nuovo capitolo della Guerra Fredda USA-Cina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *