Nessun terrore per la riapertura, solo prudenza

Dall’analisi dell’epidemiologo Lamberto Manzoli, il rispetto delle misure di prevenzione rende molto bassa la possibilità di contagio.

di Lara De Angeli

Lamberto Manzoli, epidemiologo dell’Università di Ferrara, ci invita a mettere da parte il terrore a favore della prudenza.

Iniziamo a godere della riapertura con lo stesso scetticismo con cui allunghiamo il palmo per sentire se ha veramente smesso di piovere dopo l’acquazzone. In questo ci aiuta la scienza della previsione, la statistica, che è stata la trama su cui abbiamo tessuto i giudizi che ci hanno portato a pensare che fra un po’ l’acquazzone passerà e a prendere la decisione di ricominciare a uscire.

Come ci spiega Manzoli, data l’alta contagiosità del virus, ancora per un po’ non vedremo azzerarsi il numero dei contagi. Anzitutto perché secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità (Iss) più della metà dei contagi di Sars-cov-2 si sono verificati tra le corsie degli ospedali e i reparti delle residenze sanitarie assistenziali, che sono però luoghi separati da quelli nei quali viviamo quotidianamente.

La stessa scienza della previsione ci dice che ora la probabilità che la persona che incontriamo sull’autobus o in un negozio sia contagiosa è di uno su mille (o uno su cento nell’ipotesi peggiore che i portatori asintomatici siano dieci volte di più di quanto fino ad ora stimato).

L’invito di Manzoli a valutare positivamente questo numero per abbandonare il terrore della riapertura si basa sull’assunto imprescindibile della prudenza, cioè sul mantenere viva e costante l’attenzione ai comportamenti igienici preventivi che abbiamo imparato in questi mesi.

Se si osservano tutte le misure di prevenzione previste anche per questa fase – distanza fisica, uso della mascherina, igiene delle mani e buona aerazione dei locali – la possibilità di essere infettati dal potenziale contagiatore è di una su centomila (o una su 10mila nel caso peggiore di sottostima).

È la stessa probabilità, se siamo prudenti, che un albero cada dritto dopo averlo tagliato o quella di azzeccare il pin del bancomat in un momento di amnesia, tentando a caso.

Sulla linea di questo ragionamento, ancor meno ansiogeni sono i numeri che riguardano la probabilità di gravi conseguenze qualora venissimo infettati.

La probabilità d’incorrere in conseguenze gravi o mortali una volta contratto il virus – prosegue Manzoli – varia in base all’età, passando da uno su mille sotto i quarant’anni, a uno su dieci oltre i settant’anni.

Mettendo in fila allora i dati, per una persona sotto i quarant’anni la probabilità di avere gravi sintomi o morire è di uno su 100milioni (10milioni nel caso peggiore di sottostima) e per una persona sopra i settant’anni di uno su 1milione (100mila nel caso di sottostima).

(©Laboratorio Design of Science – Dos, Unife)

Sempre che manteniamo tutti la prudenza e osserviamo le regole di prevenzione che ci vengono indicate.

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