Plasma dei pazienti guariti per combattere Covid-19

Alcuni studi indicano questa via terapeutica. Sperimentazioni anche nel nostro Paese

di Leonardo Giardi

L’uso del cosiddetto plasma iperimmune è una terapia molto vecchia: sfrutta la possibilità di usare gli anticorpi presenti nel plasma dei pazienti convalescenti. Anche se non è la soluzione del problema – altri approcci terapeutici e altri farmaci sono in sperimentazione –  è un ulteriore aiuto nel cercare di combattere il Covid-19.

I primi a percorrere la strada dell’uso terapeutico del plasma iperimmune ottenuto dai pazienti sopravvissuti all’infezione nell’ambito dell’emergenza sanitaria, sono stati i ricercatori cinesi, che hanno reso noto i dati provenienti da due studi preliminari. 

I risultati pubblicati, sebbene limitati a un numero di pazienti piuttosto esiguo (quindici in totale), sono incoraggianti e sembrano indicare che la strada potrebbe essere quella giusta. 

Come si evince dal primo studio pilota, pubblicato su Proceeding of the National Academy of Sciences (PNAS), i medici di Whuan che hanno somministrato il plasma a dieci pazienti gravemente malati, hanno dimostrato che una dose di 200 ml di plasma iperimmune era sufficiente a mantenere ad alti livelli il titolo anticorpale diretto contro il virus, tanto da rilevare l’azzeramento della carica virale entro il settimo giorno di cura contemporaneamente al miglioramento dei sintomi già dai primi tre giorni.

Lo studio pilota pubblicato su PNAS mostra che 200 ml di plasma iperimmune consentono di mantenere alti livelli di anticorpi diretti contro il virus, tanto da azzerare la carica virale entro il settimo giono (©Laboratorio Design of Science – Dos, Unife)

Nel secondo studio, condotto da un’équipe di medici dell’ospedale di Shenzen, lo stesso trattamento è stato somministrato a cinque pazienti molto gravi -sottoposti a ventilazione meccanica – ciascuno dei quali ha risposto alle cure con il miglioramento del quadro clinico a partire dalle prime infusioni. Per tre di questi pazienti è stato possibile abbandonare il supporto ventilatorio entro dodici giorni dall’inizio del trattamento, in accordo con quanto pubblicato dagli stessi autori sul Journal of the American Medical Association (Jama).

Il secondo studio mostra il miglioramento di cinque pazienti gravi trattati con 200 ml di plasma iperimmune: tre hanno potuto abbandonare la ventilazione meccanica entro 12 giorni (©Laboratorio Design of Science – Dos, Unife)

Entrambi gli studi hanno evidenziato l’alta tollerabilità della cura e la relativa assenza di effetti collaterali, aspetti dal valore clinico rilevante, tenuto conto dell’effettiva situazione di criticità dei pazienti considerati.

Progetti italiani

Questi risultati, seppure limitati e ottenuti nell’ambito di una sperimentazione non formale, hanno suscitato l’interesse della comunità scientifica internazionale, tanto che attualmente sono impegnati nello stesso percorso sperimentale gruppi di ricerca degli Stati Uniti, Corea del Sud, Gran Bretagna e India.

In Italia, l’idea si è concretizzata con la messa a punto dello studio TSUNAMI (TranSfUsion of coNvalescentplAsma for the treatment of severe pneuMonIa due to SARS-CoV 2) coordinato dall’équipe dell’Unità di malattie infettive dell’Azienda ospedaliero universitaria pisana (Aoup), dell’ospedale di Cisanello, diretta dal Professor Francesco Menichetti. All’iniziativa hanno aderito anche le regioni Lazio, Campania, Marche, Umbria e la sanità militare delle Forze Armate.

Oltre allo studio Tsunami, si registra un protocollo di ricerca indipendente messo a punto dal Policlinico San Matteo di Pavia

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