The Lancet, la pressione a pubblicare gioca brutti scherzi

La rivista costretta a ritirare uno studio sulla clorochina dopo pochi giorni

di Marco Bresadola

Tra le molte conseguenze che questa pandemia sta producendo sulla ricerca scientifica, una particolarmente importante è l’enorme pressione a pubblicare a cui sono sottoposti sia i ricercatori sia le riviste scientifiche. Per i ricercatori arrivare primi a chiarire un aspetto della malattia o a provare l’efficacia di una terapia significa proiettarsi in cima alla graduatoria delle citazioni e vedersi spalancare le porte dei finanziamenti pubblici e privati. Per le riviste è altrettanto fondamentale pubblicare le novità per battere la concorrenza e mantenere o rilanciare significativamente il proprio prestigio e influenza nel mondo della ricerca.

Tutto questo comporta però dei rischi, come dimostrato dal ritiro di uno studio pubblicato su The Lancet a fine maggio. L’articolo sosteneva che l’idrossiclorochina – un farmaco che era stato ampiamente impiegato nei mesi precedenti per trattare il Covid-19 – in realtà peggiorava le condizioni dei malati di coronavirus, contrariamente a quanto sostenuto da altri studi. L’articolo aveva subito suscitato scalpore nella comunità scientifica, convincendo l’Organizzazione Mondiale della Sanità a interrompere una sperimentazione – poi però ripresa – sull’uso di questo farmaco nell’attuale pandemia.

Pochi giorni dopo il colpo di scena: tre dei quattro autori dell’articolo l’hanno ritrattato, chiedendo alla rivista – una delle più importanti e prestigiose al mondo – di ritirarlo in quanto non più sicuri della “veridicità delle fonti primarie di dati”. In questa ritrattazione i tre scienziati accusano il quarto firmatario dell’articolo di non aver voluto mettere questi dati a disposizione di revisori indipendenti in modo da verificare la correttezza delle conclusioni a cui erano giunti. Una strana accusa, dato che avrebbero dovuto essere anzitutto loro a fare questa verifica prima di sottomettere l’articolo.

Al di là delle accuse mosse dai tre scienziati al collega, e delle loro scuse alla rivista per “l’imbarazzo” provocato – la vicenda mostra come i meccanismi di controllo utilizzati tradizionalmente dalla comunità scientifica – tra cui la revisione tra pari degli articoli sottomessi per la pubblicazione – appaiano sempre meno adeguati a garantire la qualità della ricerca scientifica soprattutto in situazioni di grande incertezza e pressione come quella attuale.

3 pensieri su “

The Lancet, la pressione a pubblicare gioca brutti scherzi

La rivista costretta a ritirare uno studio sulla clorochina dopo pochi giorni
  1. Questa vicenda aiuta a riflettere sul fatto che la nostra salute è a rischio non solo quando è subordinata a leggi di mercato e a logiche di profitto (ad esempio, il monopolio dei privati sul vaccino https://www.internazionale.it/opinione/joseph-stiglitz/2020/05/10/mercato-farmaci ), ma anche quando è oggetto di dinamiche di prestigio professionale da parte di ricercatori tesi a primeggiare sugli altri nella corsa alla cura del virus.

    Se “la buona scienza esige prudenza”, la comunità scientifica dovrebbe garantire l’applicazione del metodo scientifico, la raccolta di dati affidabili, un corretto processo di revisione tra pari e anche un certo spirito sportivo a vantaggio della ricerca. https://laboratoriaperti.netsons.org/approfondimenti-da-unife/ipertensione-bisogna-curarsi-lamberto-manzoli-epidemiologo-unife-5-5-2020/1295/

    Con un po’ di ottimismo si può trovare un aspetto positivo: qualunque cosa ci sia dietro a questa vicenda (interessi privati, pressioni a pubblicare, competizione fra riviste, etc.) e anche se l’evidenza dei dati ha costretto i ricercatori a ritrattare, l’atteggiamento scientifico permette di riconoscere pubblicamente i propri errori e la serietà di una rivista scientifica si ricava anche dalla capacità di chiedere scusa.

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