Non dimentichiamo la storia comunitaria delle università

di Marco Bresadola

Il termine università deriva dalla parola latina universitas, che nel diritto romano aveva come significato quello di una pluralità di cose, di persone o di rapporti giuridici: l’universitas personarum, ad esempio, era il soggetto giuridico di una struttura corporativa. Il riferimento a una comunità di persone che costituiscono un unico soggetto è anche ciò che viene mantenuto nel momento in cui nascono le università come istituzione educativa per la trasmissione del sapere.

Lo Studio di Bologna, probabilmente la prima università costituitasi in epoca medievale, era composto non da una ma da due universitates: quella dei legisti e quella degli artisti. Nella prima si coltivavano gli studi di diritto, nella seconda quelli letterari, filosofici e medico-scientifici. Ma a formare queste università non erano solo né principalmente i docenti, bensì soprattutto gli studenti, che erano organizzati in nazioni in base alla loro provenienza e avevano un importante ruolo direttivo all’interno dell’istituzione.

A partire da queste origini comunitarie, le università hanno sempre costituito un polo di attrazione – certamente non l’unico – per la trasmissione e circolazione del sapere. In età moderna era diffusa (naturalmente entro cerchie sociali ristrette) la pratica di trascorrere periodi di studio in diverse università, che si contendevano il prestigio e la fama tra gli studenti di tutta Europa. Così Andrea Vesalio – fondatore della moderna anatomia – frequentò le università di Lovanio e Parigi prima di trasferirsi a Padova per laurearsi in medicina. E l’astronomo Niccolò Copernico giunse dalla Polonia in Italia, dove frequentò le università di Bologna, Padova e Ferrara, laureandosi poi in quest’ultima in diritto canonico.

Lo spirito comunitario caratteristico delle università fin dalle origini ha dato vita a forme specifiche di organizzazione degli spazi, soprattutto nel mondo di lingua inglese, che ha sviluppato così il sistema dei college prima e quello dei campus poi. Non a caso in questi sistemi i luoghi residenziali degli studenti sono contigui a quelli di socializzazione, di ricerca e di studio.

Le università di oggi sono il risultato di questa storia e qualsiasi dibattito o decisione circa le forme nelle quali esercitano la loro funzione fondamentale – che è quella di coltivare e far circolare il sapere – devono tenerne conto. Possiamo pensare a un’istituzione che trasmetta la conoscenza senza fondarsi su pratiche di socializzazione, contiguità e scambio intellettuale. Ma dobbiamo sapere che in questo caso non stiamo più parlando di università.

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