In fretta, senza furia

Tutto è cominciato in fretta, ma i tempi saranno lunghi. Ci vuole fiducia, e la scienza non basta

Editoriale

Abbiamo cominciato in fretta, il due aprile. Giusto il tempo di chiudere The Moonwalkers, la testata che avevamo lanciato con gli studenti del Master in giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza in occasione della Mostra realizzata per il cinquantenario dello sbarco sulla Luna.

In fretta abbiamo riconvertito la nostra redazione – tutta virtuale da quando Unife e tutto il resto è stato chiuso – per affrontare la pandemia. Abbiamo messo in campo l’esperienza del Laboratorio DOS (Design Of Science), e invitato a collaborare studenti, ex studenti diventati professionisti della comunicazione scientifica, e tanti colleghi di Unife. Altri, speriamo, si aggiungeranno.

In fretta, ma senza furia. L’accelerazione della crisi sanitaria e delle restrizioni non ci ha spinti a buttarci all’arrembaggio della comunicazione scientifica, della quale pur siamo esperti più di tanti che si sono improvvisati.

Senza furia perché i tempi di questa crisi saranno lunghi, le mosse sbagliate avranno conseguenze gravi, e c’è in ballo la possibilità di uscirne avendo imparato alcune lezioni.

I risultati della furiosa sarabanda di comunicazione sono già evidenti. E nefasti. La parola infodemia è diventata frequente quasi come pandemia, e come questa evoca oscure minacce, ansiogene e fuori dalla portata del nostro controllo.

E le parole della scienza, lanciate dagli esperti e dagli scienziati non sono state utili e sufficienti a orizzontarci nella tempesta. Anzi, spesso si sono aggiunte, accavallate, scontrate fra loro e con quelle di giornalisti che estorcono nelle interviste una novità purchessia, meglio se concorrente con altre, o con i tristi deliri dei guru complottisti che le frullano sui social per milioni di follower.

Si era detto, almeno all’inizio, che era tornato il tempo delle competenze e degli esperti. Evidentemente non è stato così.

Per molte ragioni. Una delle quali è che gli esperti e gli scienziati (ed è un accostamento, ne siamo consapevoli, da approfondire) rimangono spesso spiazzati dalla ribalta mediatica, da cui spesso si fanno fagocitare senza conoscerne le regole feroci. L’altra è che i giornalisti faticano a “intermediare” fra contenuti scientifici complessi, provvisori e ipotetici (tutti attributi, peraltro, della buona scienza) e i cittadini in un sistema dei media da tempo in drammatica crisi e imprevedibile trasformazione.

Ecco perché, allora, abbiamo pensato che la parola chiave è “fiducia”. Ricostruire un rapporto di fiducia fra chi ha competenze e conoscenze e chi cerca di informarsi per capire e decidere con la propria testa (per la bile degli hater, va benissimo quello chec’è ora in Rete).

Laboratori Aperti mette a disposizione di una comunità le conoscenze di chi lavora nella ricerca scientifica e nelle strutture di cura di quel territorio, non perché siano migliori in assoluto di altre, ma perché le sono prossime e si possono seguire e controllare con continuità. La nostra comunità è centrata su Ferrara e il suo ateneo, ma è centrifuga quanto la diffusone territoriale dei suoi studenti e la rete internazionale della ricerca scientifica E questo è un primo elemento che rende possibile la fiducia.

Altro elemento di fiducia è che noi, la redazione, interpretiamo il nostro ruolo di intermediazione giornalistica non come ribalta di soluzioni sensazionali (rare nella scienza), né come arena in cui far giostrare esperti l’un contro l’altro armati (la controversia scientifica si consuma nei laboratori), e di “Mastervirus” ce n’è già abbastanza in TV.

Cerchiamo, soprattutto, di selezionare i dati rilevanti e le loro interpretazioni e inserirli in contesti che ne consentano la comprensione critica.

Festina lente, dunque. Veloci nel seguire e cercare di capire cosa succede. Prudenti e rigorosi nel raccontarlo.

Così abbiamo strutturato le sezioni di Laboratori Aperti: due videointerviste a esperti della nostra università (o che collaborano con essa). Una per fare il punto sui dati della pandemia, l’altra per approfondire tutti gli aspetti collegati.

Tre sezioni di pezzi scritti: la prima l’abbiamo aperta a tutti gli studenti nella fase di lockdown perché sono parte fondamentale della nostra comunità, e qui si sono raccontati nella presa diretta della loro esperienza.

Ora che entriamo nella Fase 2, accogliamo le loro parole e immagini nella sezione “Lettere” e apriamo il nuovo spazio “Editoriali, opinioni e commenti” alle esigenze, speriamo, più riflessive di questo nuovo periodo.

“Cosa sappiamo di Covid-19” raccoglie il lavoro di tutti i collaboratori – inclusi gli studenti del Master in giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza – per fornire quell’informazione “di cui ci si può fidare” che è il nostro obiettivo.

“Non solo scienza” è lo specchio ampio e variegato della portata delle tante articolazioni di questa realtà.

Un pensiero riguardo “

In fretta, senza furia

Tutto è cominciato in fretta, ma i tempi saranno lunghi. Ci vuole fiducia, e la scienza non basta

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