Agricoltura. Un’occasione per prodotti locali ed economia circolare

La crisi dei mercati globali non porterà solo problemi

di Riccardo Loberti

In una recente dichiarazione riportata da The Guardian, Maximo Torero, Il capo economista della FAO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), afferma che le misure protezionistiche adottate dai governi nazionali durante la crisi da coronavirus potrebbero provocare carenze alimentari in tutto il mondo.

Maximo Torero (FAO) afferma che le misure protezionistiche adottate dai governi durante la crisi del coronavirus potrebbero provocare carenze alimentari in tutto il mondo.

Sono stato colpito da quel “protezionistiche”. Da anni mi occupo di produzioni agricole e alimentari con tecnici e agricoltori, e fino ad oggi tutti noi abbiamo legato questo termine unicamente alle barriere commerciali, introdotte per tutelare gli interessi economici di un Paese nei confronti di altri. Ma a seguito del virus si sta assistendo a un protezionismo che vuole tutelare non solo gli interessi economici ma anche soddisfare i fabbisogni alimentari del proprio Paese.

Cambio di paradigma. Una insana delocalizzazione

E qui il paradigma cambia completamente. Con il virus ci stiamo accorgendo che delocalizzare le produzioni agricole in altri Paesi, perché ottenute a basso costo, potrebbe significare non disporre più di quei prodotti o acquistarli ai costi che gli altri Paesi impongono (e in situazioni di protezionismo e “ventilate” carenze alimentari, i prezzi fanno molto presto ad aumentare).

La delocalizzazione ha creato un’insana competitività con molte imprese agricole italiane che hanno abbandonato alcune coltivazioni e, purtroppo, alti livelli di specializzazione. E’ il caso ad esempio delle produzioni di mele, pere e pesche emiliano romagnole, in parte abbandonate perché non più in grado di produrre reddito e per le quali, in alcuni periodi dell’anno, la disponibilità dipende da altri Paesi.

Ma il protezionismo, in un’economia globalizzata, potrebbe riguardare non solo i prodotti agricoli, ma anche i mezzi tecnici per ottenerli. Che cosa succederebbe ad esempio se venissero a mancare i fitofarmaci o il gasolio per le macchine agricole? Verrebbe da pensare che è impossibile, perché il mondo si fermerebbe… ma anche qualche mese fa sembrava impossibile non avere un vaccino per combattere un semplice virus o dover restare chiusi in casa per settimane e settimane.

Questa pandemia ci sta mostrando la necessità di riprogettare il nostro modello di produzione, recuperando colture oggi abbandonate, restituendole ai tradizionali ambienti di produzione e quindi in grado di garantire fornitura di prodotti in tempi brevi e senza lunghi trasporti. Un modello basato il più possibile su fonti di energia rinnovabili e che applica il concetto dell’economia circolare.

 (Riccardo Loberti Agronomo, giornalista scientifico, esperto di agricoltura a basso impatto ambientale)

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