Guanti e mascherine nuova frontiera dell’inquinamento

Allarme degli ambientalisti e linee guida per il corretto smaltimento

di Catia Signorelli

Guanti e mascherine ritrovati per le strade, nei parchi e sulle spiagge rappresentano la nuova “pandemia” di inquinamento ambientale che si accompagna a quella virale. A denunciarla le associazioni ambientaliste WWF, Lega Ambiente, Ocean Asia e Greenpeace.

Se da un lato il lockdown ha permesso un miglioramento dal punto di vista atmosferico con una riduzione del 17% di anidride carbonica rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, come dimostrato in un recentissimo studio pubblicato su Nature Climate Change, dall’altro diverse associazioni denunciano il ritrovamento di centinaia di mascherine sulle spiagge, così come ha fatto Ocean Asia per le isole Soko al largo della costa sud occidentale dell’isola Lantau a Hong Kong.

Come succede per i sacchetti di plastica, le mascherine e i guanti presenti nel mare, oltre a impiegare centinaia di anni per degradarsi, possono essere scambiati da tartarughe, pesci e cetacei come prede di cui nutrirsi, causandone a volte la morte.

Il WWF, riprendendo il report del Politecnico di Torino “Emergenza COVID19 (SARS-CoV-2): Imprese aperte, lavoratori protetti” che ha stimato la necessità per la fase due di un miliardo di mascherine e mezzo miliardo di guanti al mese, ha calcolato che se solo l’1% non venisse smaltito correttamente ma gettato incautamente nell’ambiente, ci ritroveremmo con 10.000 milioni di mascherine disperse in natura corrispondenti a 40mila chili di plastica al mese.

Preferire le protezioni in lattice rispetto ai derivati del petrolio

Le mascherine, da quelle chirurgiche a quelle con un alto grado di protezione, le FFP3, sono fatte di TNT, il così detto tessuto non tessuto costituito da strati di fibre di poliestere o polipropilene ossia derivati petrolchimici, materie plastiche per intenderci. 

I guanti monouso invece sono realizzati a partire da materie prime sintetiche come vinile, nitrile e polietilene ma anche da lattice derivato da una gomma naturale, quindi biodegradabile, estratta principalmente dall’albero del caucciù Hevea brasiliensis. 

Sarebbe quindi preferibile l’utilizzo di quest’ultima tipologia di guanti.

Linee guida per utilizzare e smaltire i dispositivi di protezione

Queste, in breve, le linee guida dell’Istituto superiore di sanità (Iss): se si è positivi o in quarantena tutto ciò che viene a contatto con le così dette droplet (mascherine, guanti, fazzoletti e tovaglioli di carta) vanno smaltiti nei rifiuti indifferenziati, possibilmente prima inseriti in un sacchetto monouso.

Nei luoghi di lavoro invece devono essere presenti appositi contenitori (possibilmente situati in prossimità delle uscite) con sacchetti monouso per la raccolta e che vanno frequentemente cambiati e assimilati ai rifiuti urbani indifferenziati.

Lega ambiente nel suo sito propone un breve video per sensibilizzare le persone sul fatto che questi dispositivi non devono diventare né fonte di inquinamento né un potenziale veicolo di contagio per il Sars-CoV2.

Come dobbiamo quindi comportarci visto che comunque l’utilizzo dei dispositivi di protezione è caldamente consigliato per limitare il contagio? 

Al momento nessuno Stato ha avviato un piano per il recupero e il riciclo di mascherine; pertanto, se non abbiamo sintomi riferibili al Covid-19, siamo in buono stato di salute, e non frequentiamo luoghi troppo affollati, rimane sempre preferibile l’utilizzo di mascherine in stoffa riutilizzabili con un semplice lavaggio (detergente e acqua calda) e sanificabili anche con una sola passata di vapore del ferro da stiro. Il loro utilizzo è suggerito anche dall’Iss e dal Centers of Disease Control and Prevention (CDC), l’organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti d’America.

Guanti e mascherine sono il nuovo rischio per l’inquinamento ambientale: quelli contaminati vanno nell’indifferenziata, per l’ambiente preferire mascherine in stoffa e guanti in lattice, o ancora meglio ingienizzare le mani (©Laboratorio Design of Science – Dos, Unife)

Per quanto riguarda invece i guanti monouso si consiglia l’utilizzo di guanti in lattice o meglio ancora, se non strettamente necessario, di evitarne l’uso prediligendo gli igienizzanti per le mani con una buona percentuale di alcool (circa al 70%) poiché contenuti in contenitori in PET riciclabili al 100% se correttamente smaltiti. 

Pensare che indossare i guati ci possa proteggere dal contagio è davvero errato se poi tocchiamo ogni cosa, dalla spesa, ai soldi al cellulare e alla macchina tenendoli indosso. 

I dispositivi di protezione individuale (DPI) quali guanti, mascherine, camici, visiere ma anche copriscarpe e cuffiette, saranno la nuova normalità nel mondo post Covid-19, sia per le imprese che per i privati. Tonnellate di nuovi rifiuti di plastica aggraveranno probabilmente l’inquinamento ambientale ed è quindi responsabilità civile di ognuno di noi applicare le corrette regole di utilizzo e smaltimento.

Un pensiero riguardo “

Guanti e mascherine nuova frontiera dell’inquinamento

Allarme degli ambientalisti e linee guida per il corretto smaltimento
  1. Secondo Wikipedia il nitrile sarebbe composto del tutto naturale estratto da cavoli e mandorle, non è allora molto meglio usare quelli che si possono riusare piu volte e sono piu resistenti?

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