La buona scuola online deve ascoltare i docenti

di Michele Fabbri

L’approfondimento “La buona scuola va online” della pedagogista Loredana la Vecchia del nostro ateneo ha suscitato molte reazioni. Soprattutto da parte dei docenti. Sono loro, infatti, che si trovano esposti – spesso senza supporti adeguati – a una doppia sfida: da un lato tener vivo il rapporto con gli studenti e dall’altro dovere comunque assolvere a compiti burocratici, primo fra tutti la valutazione.

La situazione è indubbiamente molto difficile. Chiunque abbia figli in età scolare o lavori nel mondo dell’istruzione lo sa. Dopo una prima fase di attonita sospensione, oggi sembra prevalere un attivismo a volte ipertrofico nello svolgere lezioni, assegnare compiti e quantificare valutazioni.

Abbiamo raccolto le voci di alcuni insegnanti, che discuteremo in nuovo approfondimento. 

Laura parte dalle nuove norme che comunque bisognerà seguire, rendendosi conto che quelle vecchie sono saltate nei fatti. “Il disorientamento è grande sotto il cielo…  gli attori in campo non siamo solo noi, più o meno bravi a spiegare il Fascismo in trenta minuti, e gli alunni, ma anche i dirigenti che non sanno aiutarci e i politici assenti. La direzione dall’alto, se è vero che impedisce l’anarchia, dall’altro strema le forze in campo. In molti casi la dirigenza interviene per angosciare sulla violazione della privacy, richiede nuova burocrazia: nuova programmazione, nuove competenze, nuovi criteri di valutazione.”

Per Cinzia non è vero che gli insegnati sono sulla difensiva: ”il problema è che nelle videolezioni il tentativo di avere risposte online è spesso deludente. Il compito a casa serve per costringere lo studente a rimeditare i contenuti non per dare voti.” Il voto è comunque uno dei nodi con cui fare i conti “il voto dato a una prova autentica rimane un problema aperto. E la prova del nostro lavoro non è il voto, ma ciò che rimane scritto sul registro elettronico”.

Ci sono comunque – continua Cinzia – anche nuove spazi che si aprono “si sono aperte per gli studenti anche nuove possibilità di organizzazione, e non tutti le risposte rispecchiano le situazioni precedenti”.

Sulla stessa linea aperta a riconoscere i segnali di innovazione è Raniera: “tutti stiamo imparando ed è necessario essere ‘aperti alle sorprese’”, afferma, “pur tenendo conto degli ostacoli enormi che ci sono: anzitutto il rispetto della privacy e le inadeguatezze tecniche.”

Le conseguenze, potrebbero essere molte e significative. “Se riuscissimo a vederci ‘di meno’ in presenza, – afferma Raniera – ma in modo ‘più di qualità’, ci sarebbero vantaggi su più piani (più tempo personale, riduzione emissioni, contenimento contagio epidemie, etc).
Penso anche ai vantaggi enormi per quegli studenti non più costretti a riascoltare per l’ennesima volta qualcosa che sanno già, che hanno già compreso, ma che il docente deve ripetere per chi ancora non ha compreso”.

Sarebbe possibile liberare molta “zavorra “: “una parte delle lezioni; tutto quello che è preliminare alla discussione, buona parte delle lezioni frontali, molte esercitazioni/correzioni (che si possono fare con software con autocorrezione)”.

Un pensiero riguardo “

La buona scuola online deve ascoltare i docenti

  1. In questo momento di sospensione del tempo e delle attività tutti sono giustamente pronti a ringraziare medici, infermieri, volontari, cassiere, donne delle pulizie, addetti all’agricoltura, operai delle industrie alimentari, autotrasportatori, forze dell’ordine, per essere “in trincea”, continuando a svolgere le loro mansioni.
    Pochi si rendono conto che anche gli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado e i docenti universitari, con grande impegno e fatica, continuano a lavorare e a mantenere vivo il rapporto (anche affettivo) con i loro studenti, cercando di risolvere i mille problemi di una didattica online alla quale nessuno (studenti, insegnanti, e dirigenti) era adeguatamente preparato in competenze e mezzi.
    Forse, alla fine della lista, un grazie lo meriterebbero anche loro.

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