Poesia e scienza. Nove marzo duemilaventi

La legge naturale anima i versi di Gualtieri

di Michele Fabbri

Mariangela Gualtieri da tempo ha acquisito larga fama. Poetessa e drammaturga di profondo sentimento e forte passione civile, si pone davanti ai grandi temi del presente con uno sguardo laico che – proprio per questo – è di una dolcezza feroce e senza inganno.

Lo aveva già fatto con i testi per il Requiem scritto da Silvia Colasanti in occasione del terremoto del Centro Italia. Ora, nei versi dedicati alla pandemia, guarda la nostra specie partecipe del dramma che la colpisce, ma con il disincanto che si deve all’esplicarsi della legge naturale. Che tutto governa: “… l’universo intero..anche noi – proprio come ogni stella – ogni particella del cosmo … in un ardore di vita, con la spazzina morte che viene a equilibrare ogni specie”. E in nome di quella legge naturale noi uomini dovevamo “rallentare la corsa, ci doveavmo fermare”, perché “forse per questo dopo c’è stato un salto di specie – dal pipistrello a noi”.

Ascoltiamoli, questi versi,  insieme a quello che ci dice la scienza per bocca di Telmo Pievani. Non sono molto lontani.

Un pensiero riguardo “

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