Scuola online. Ansia da prestazione e frustrazione

Studenti e docenti ingabbiati dai voti

di Antonio Zapparata

Prof., quanto ho preso?

Marco, seconda D, si trova a chilometri di distanza da me, e da un po’ di tempo siamo costretti a incontrarci in una classe virtuale, efficientissima quanto anonima, per le lezioni online. Marco vuole sapere che voto gli ho dato nell’ultima verifica di scienze. Così come me lo chiedeva qualche settimana fa di persona, ora lo domanda attraverso lo schermo di uno smartphone.

La scuola italiana è immersa nei voti: così come gli stessi istituti sono “vittima” di indicatori numerici che connotano punti di forza e debolezza, anche noi insegnanti possiamo affidare alla sola espressione numerica la valutazione dei nostri studenti.

La didattica a distanza imposta dall’attuale pandemia di SARS-CoV-2 sta mostrando tutte le fragilità del nostro sistema scolastico.

Il peso di un numero 

Già nella scuola socratica “valutare” significava afferrare i livelli di fecondità del sapere a cui l’allievo approda tramite un processo educativo innescato dal maestro. E anche oggi, nel metodo attivo moderno, la valutazione dovrebbe puntare a comprendere e apprezzare le abilità che l’alunno sviluppa durante il processo educativo, mettendone in risalto le peculiarità. 

In questo contesto, se le metodologie didattiche adottate dal docente sono efficaci, il profitto dell’alunno, inteso come progressivo miglioramento, sarà positivo, tenendo conto della situazione di partenza.

La realtà è che, in barba alla definizione di valutazione formativa, il voto sta minando il benessere degli studenti. E ora, che a incombere sulle vite dei nostri studenti ci sono la perdita, oltre che di contatto diretto con noi insegnanti, di abitudini e socialità, vale la pena di chiedersi quale peso possa avere un numero.

La didattica a distanza imposta dalla pandemia di SARS-CoV-2 sta mostrando tutte le fragilità di questo sistema scolastico: emerge chiaramente, nel quotidiano di noi insegnanti, che la paura del fallimento prende il sopravvento, e si traduce, per gli studenti, in ansia da prestazione, e per noi docenti in frustrazione. 

Proprio in questi giorni, il Ministero dell’Istruzione sta per varare un decreto che promuoverà a fine anno tutti gli studenti alla classe successiva, ed è lecito chiedersi, anche se le insufficienze dovranno pur essere recuperate a settembre, come questa misura inciderà adesso sul loro profitto.

© LaPresse

Il piacere di apprendere

Ma una scuola senza voti è possibile? Nell’anno scolastico 2016-2017il Liceo Monti di Cesena, in collaborazione con l’Università di Bologna, ha avviato una sperimentazione di “classe senza voto”, in cui numerierano sostituiti da valutazioni descrittive. Ricercatori e docenti del progetto sono concordi nel concludere che il nuovo modello educativo, basato più sulla gratuità e sul piacere di imparare, ha permesso agli studenti di focalizzarsi non più sul voto bensì sul piacere di apprendere.

Per far fiorire nuove generazioni di giovani più consapevoli, la scuola dovrebbe avere il coraggio di svalutare le cifre soffocanti e ridare centralità agli scambi empatici. Si tratterebbe di un vero e proprio cambio di paradigma, che porterebbe, con tutta probabilità, alla costituzione di una nuova comunità scolastica, meno stressata e più felice.

Il momento di emergenza che stiamo vivendo potrebbe insomma rappresentare un’opportunità per interrompere un lungo periodo di scuola “normale”. Parafrasando Kuhn: se è vero che le rivoluzioni vincenti partono sempre dal basso, sono gli insegnanti i primi a doversi chiedere, nel ruolo di educatori, se siano pronti o meno a rinunciare alla centralità del voto. Se abbiamo noi stessi le competenze per riconoscere quelle sociali di responsabilità e cittadinanza. Quelle di resilienza e di sopravvivenza a una catastrofe senza macerie. Quella di opporsi a un rischio che, proprio perché invisibile, è più difficile da contrastare.

Intanto, attraverso il microfono del mio computer ho comunicato a Marco che ha raggiunto la sufficienza. Lui mi sorride nello schermo: è soddisfatto, e io pure a vederlo così.

Antonio Zapparata, insegnante

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