Successo di Immuni. Quattro Regioni sperimentano l’app per il tracciamento

Le garanzie di privacy convincono. Ecco come funziona

di Riccardo Federle, Lucia Lissi e Corrado Minetti – La Lampada delle scienze

La lunga gestazione di Immuni  – l’app italiana per il tracciamento – è finita. Gli scogli da superare sono stati molti e di varia natura: dai problemi tecnici dovuti ai diversi sistemi operativi dei cellulari su cui va caricata alle scelte tutte politiche relative al trattamento  dei dati personali che si traducono in modelli di controllo sociale.

Evidentemente  la scelta operata dal governo italiano, fra i primi ad attivarla nei paesi occidentali,  ha convinto, come dimostra il mezzo milione di download eseguito nel primo giorno di attivazione sperimentale in Marche, Liguria, Puglia e Abruzzo.

Vediamo a cosa serve e come funziona.

Tracciare i contatti per tenere sotto controllo l’epidemia

Il tracciamento dei contatti (in inglese contact tracing) è fondamentale nel controllo delle epidemie, e permette di identificare prontamente gli individui con cui una persona infetta è entrata in contatto. Una volta identificate le persone interessate, vengono applicate le misure sanitarie decise dal governo per bloccare ulteriori contagi.

Il tracciamento dei contatti è complesso e costoso in termini di organizzazione, tempistiche e risorse umane. La raccolta dei dati rilevanti per il tracciamento può essere effettuata sia manualmente, anche in maniera molto efficace da personale  dedicato, sia in maniera digitalizzata utilizzando gli smartphone.

In teoria, un approccio digitale offre alcuni vantaggi: una gestione più rapida e automatizzata della raccolta dei dati, una riduzione del carico di lavoro per gli operatori e una più capillare identificazione dei contatti.

I dubbi relativi all’utilizzo dei sistemi di tracciamento riguardano soprattutto l’opzione digitalizzata perché essa coinvolge maggiormente aspetti fondamentali della tutela della privacy e dell’utilizzo dei dati.

Le garanzie di Immuni: codice aperto, modello decentralizzato, adesione volontaria e non geolocalizzazione

L’app è stata sviluppata dalla società italiana Bending Spoons S.p.a. a seguito dell’ordinanza n. 10/2020 firmata dal commissario straordinario per l’emergenza COVID-19 Domenico Arcuri.

Le specifiche di Immuni sono state rese pubbliche il 16 maggio su GitHub. Questo primo punto è molto importante ai  fini della trasparenza perché comporta il fatto che Il codice sorgente dell’app  è liberamente disponibile chiunque può prenderne visione .

L’app è gratuita e non obbligatoria

Immuni è costruita su un modello decentralizzato.  Nel caso di modello centralizzato i dati dagli smartphone vengono tutti raccolti su un unico server. Questo ha il compito di individuare le persone da allertare, sulla base del confronto tra i dati di contatto tra le persone e i registri dei codici corrispondenti ai positivi. Nel caso di Immuni, invece, la generazione dei codici avviene direttamente sugli smartphone e non sul server centrale a cui rimane il compito di diffondere la lista dei codici anonimi corrispondenti ai soggetti positivi.

Infografica di: Remedios Cortese, Tonia Principe, Margherita Venturi, Maria Luisa Vitale – La Lampada delle scienze

Immuni utilizza per la comunicazione fra cellulari il Bluetooth (nella nuova versione Low Energy a basso consumo energetico), una tecnologia che ha raggio di azione di  poche decine di metri e  non richiede il collegamento con i server di Internet. Inoltre  non è collegato al Gps. In questo modo L’app registra la “prossimità”  tra i cellulari che si trovano nel raggio di azione di Bluetooth, e  assegno a ognuno un codice identificativo anonimo e temporaneo. Così, in ogni smartphone che ha installato l’app ci sarà solamente il tracciamento (non geolocalizzato) degli identificativi degli altri cellulari che hanno attivato Immuni e che gli sono stati vicini.

L’app crea  così un registro con gli identificativi anonimi e temporanei degli altri smartphone per ognuno dei quali possiede tre informazioni: con quale dispositivo l’utente è entrato in contatto, a quale distanza si trovava e per quanto tempo sono rimasti vicini.

Il rischio del contagio è calcolato tenendo conto della distanza ravvicinata e della durata di tale contatto. Al fine di tutelare la privacy il tempo di durata del contatto sarà registrato fino al massimo di trenta minuti.

Se una persona risulta positiva al virus, può decidere se condividere o meno l’informazione. Se lo fa gli operatori sanitari  le forniscono un codice di autorizzazione con il quale può caricare su un server ministeriale il proprio codice anonimo.  E’solamente a questo punto che entrano in gioco Internet e il server del ministero: gli smartphone con l’app installata prendono periodicamente dal server i codici dei contagiati che li hanno volontariamente comunicati, e se ne riconoscono uno con cui sono entrati in contatto lo segnalano all’utente.

Infografica di: Remedios Cortese, Tonia Principe, Margherita Venturi, Maria Luisa Vitale – La Lampada delle scienze

Per funzionare serve ampia adesione

Per garantirne l’efficacia, il 60-70% degli italiani dovrebbe utilizzare Immuni. Una simulazione dell’Università di Oxford, basata su una città di un milione di abitanti, ha concluso che un’app per il tracciamento dovrebbe essere utilizzata dall’80% dei possessori di smartphone (equivalente a circa il 56% dell’intera popolazione nazionale). La non obbligatorietà potrebbe però rendere molto difficile raggiungere tali valori.

La fase di tracciamento (tracing) è parte della strategia delle 3T, che include i testper identificare prontamente la malattia (testing) e il trattamento o isolamento dei malati (treating). Per ottenere risultati efficaci l’app dovrà essere integrata in questo piano d’azione.

(Gli autori e le autrici di questo articolo e delle infografiche sono fondatori e collaboratori dell’associazione di comunicazione e divulgazione scientifica La Lampada delle scienze).

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