Trump: “la scienza sono io”

Scienziati costretti a rincorrere le sparate del presidente. In ballo le elezioni

di Michela Marton

Ci siamo già chiesti su queste pagine qual è il confine tra il parere dell’esperto e la decisione politica

La questione è di primaria importanza anche perché interroga, fra l’altro, il limite della scienza nel condizionare il passaggio che tutti i Paesi stanno ora vivendo da una “fase” della pandemia all’altra.

C’è però il caso inusuale di un leader che non solo “scavalca” gli scienziati, ma che suggerisce cure, farmaci e fa previsioni epidemiologiche: Donald Trump.

Task force di altissimo livello 

Per tutti i governi il dilemma è il medesimo: da una parte c’è il presente, con le responsabilità sociali ed economiche e l’urgenza di dare delle soluzioni rapide, dall’altra c’è il tempo più lento delle ricerche, della scienza e del suo metodo sperimentatale. Ci si trova di fronte a due differenti filosofie di pensiero, due lunghezze d’onda difficili da armonizzare. E nel caso del governo statunitense, politica e scienza sono entrate drammaticamente in conflitto.

Il Covid-19 è sbarcato sulle coste statunitensi il 15 gennaio 2020 con il primo caso confermato dal CDC, il Centers of Desease Control and Prevention, il 21 gennaio. La politica statunitense, così come quella degli altri Paesi coinvolti dalla pandemia, si è trovata a dover affrontare un nuovo “nemico invisibile”. 

Il caso inusuale di un leader che non solo “scavalca” gli scienziati, ma che suggerisce cure, farmaci e fa previsioni epidemiologiche: Donald Trump. (©Laboratorio Design of Science – Dos, Unife)

Anche l’amministrazione Trump ha quindi istituito la sua task force, composta, tra gli altri, dallo scienziato Anthony Fauci, un immunologo con alle spalle la pubblicazione di più di mille articoli scientifici e a capo del National Institute of Allergy and Infectious Diseases.

Fauci, un diplomatico alla corte del Presidente-scienziato

Anthony Fauci era già molto conosciuto all’opinione pubblica degli Stati Uniti per le sue ricerche sull’Aids, e si è distinto fin da subito per il suo impegno nella lotta contro il Covid-19. È stato impossibile per Trump non aggiungerlo alla task force dedicata proprio al nuovo SARS CoV-2. 

La relazione tra Trump e Fauci è stata da subito complicata e continuamente a rischio di rottura.  

Il ruolo che Anthony Fauci si è auto conferito è quello di moderatore tra le affermazioni di Trump e i cittadini. Mostrando sempre grande diplomazia, Fauci è intervenuto diverse volte durante e dopo le conferenze stampa della Casa Bianca cercando di tamponare le affermazioni affrettate e a volte sconcertanti del presidente. 

Ne sono un esempio il suggerimento di metà febbraio a proposito dell’utilizzo di farmaci antimalarici (la clorochina e l’idrossiclorochina nello specifico) come trattamento e prevenzione contro il Covid-19. 

L’intervento di Fauci non si è fatto attendere: ha immediatamente liquidato le affermazioni di Trump definendole “aneddoti scientifici”. 

I farmaci menzionati durante la conferenza stampa non erano ancora in fase di sperimentazione, dato che gli sforzi della ricerca erano incentrati su altri medicinali, come il remdesivir. Non c’erano, quindi, evidenze scientifiche sull’effettivo funzionamento contro il nuovo coronavirus, né sugli effetti collaterali cui potevano portare. 

Un altro esempio riguarda la conferenza del 23 aprile, quando Trump ha consigliato ai suoi medici di indagare su un modo per poter utilizzare i disinfettanti per combattere il virus iniettandolo direttamente nel corpo. 

Durante questa conferenza Fauci era assente per motivi di salute e il testimone è passato a Deborah Birx, Coronavirus Response Coordinator della task force. Anche in questo caso è seguita una corsa ai ripari da parte degli esperti, ma anche dei produttori di agenti disinfettanti per impedire che il messaggio del presidente venisse preso alla lettera. 

Quest’ultima affermazione è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Dal mondo scientifico le critiche mosse verso il presidente si sono fatte sentire forti e chiare raggiungendo a volte toni molto duri. Già a inizio marzo la rivista scientifica Science aveva dedicato un editoriale alla gestione di Trump della pandemia.

La pandemia secondo Trump

Inizialmente anche Trump aveva considerato il nuovo Covid-19 alla stregua di un’influenza e, come alcuni altri leader, si è concentrato sul placare gli allarmismi e rassicurare i cittadini. A fargli cambiare idea sulla gravità del Covid-19, è stato un evento che lo ha riguardato personalmente: un amico ricoverato in terapia intensiva per aver contratto il virus. 

L’inclinazione di Trump per le previsioni epidemiologiche si è notata fin dai primi mesi. Il presidente, infatti, scavalcando il ruolo degli scienziati, a febbraio, con quindici casi accertati, aveva assicurato che il virus sarebbe scomparso all’improvviso portando a zero il numero dei contagiati negli Stati Uniti. Un’altra previsione sempre di febbraio riguardava la prospettiva positiva sulla bella stagione che, in seguito a un colloquio con il presidente cinese Xi Jnping, sosteneva avrebbe contenuto la propagazione del virus. 

Si avvicinano le elezioni e serve ottimismo

Questa ostentazione di ottimismo da parte di Trump potrebbe essere influenzata dal clima di grave incertezza che la crisi sta proiettando sulle prossime elezioni. Per questo motivo, Trump potrebbe aver deciso di ostentare una soluzione rapida e certa ai suoi cittadini anche se non sostenuta da rilevanze scientifiche. 

L’apparire un governo forte e capace di decidere, piuttosto che lasciare spazio all’incertezza della scienza, è un punto nodale dell’amministrazione di Trump. 

Un governo in contrasto pubblico contro i suoi esperti, però, non fa che alimentare un sentimento di sfiducia nei confronti sia dello stato, sia della scienza, specie in un momento così delicato. 

Perciò quando Trump ha richiesto la disponibilità di un vaccino contro il Covid-19 in un terzo del tempo necessario alla sperimentazione, le controversie con gli scienziati sono state inevitabili e Il risultato è un continuo botta e risposta con gli scienziati che finisce per disorientare ancor di più l’opinione pubblica. 

Il nemico esterno

In questo contesto possono essere lette anche alcune prese di posizione in politica estera. La posizione tenuta con la Cina e la gestione del focolaio cinese da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ne sono esempio. 

Il presidente statunitense ha rilasciato affermazioni contraddittorie nei confronti di Pechino, dapprima esprimendo sentimenti di amicizia nei confronti del presidente Xi (quando si confrontavano sull’andamento dell’epidemia con l’arrivo dell’estate), poi accusando di aver taciuto i reali numeri di contagiati.

Nei confronti dell’Oms, Trump ha avanzato il sospetto sia al servizio di Pechino, nonostante il maggior finanziatore dell’organizzazione siano proprio gli Stati Uniti. 

Ancora una volta la tensione viene spostata verso il mondo scientifico, coinvolgendo negativamente il maggiore protagonista mondiale nell’ambito sanitario impegnato nella lotta contro il Covid-19. 

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