“Duri i banchi”, come ai tempi della Serenissima

"Tenere duro" era l'incitamento in battaglia

di Redazione

Alvise, scrive da Venezia

Scrivo dalla terraferma di Venezia, dove è davvero strano convivere con un una insolita quiete urbana: non mi sono ancora abituato a vedere le corriere del trasporto pubblico vuote, guidate da autisti con la mascherina, transitare nel silenzio assordante del mio quartiere. 

Le terrazze dei condomini, il mio compreso, si sono trasformate in tanti piccoli “giardini pensili”, con sdraio, piante, musica. E’ bello vedere le decine di striscioni e Tricolori che sventolano dai balconi e dai poggioli. Nel costante pensiero per le famiglie in difficoltà e nel cordoglio per le vittime, questi piccoli ma coraggiosi gesti di quotidiana resistenza ci spronano a non perdere la speranza e a non battere mai la fiacca, ritagliando spazi di “normalità” in una situazione che, anche dopo più di un mese, non smette di apparire, per certi versi, surreale. 

Il pensiero corre poi a chi è impegnato in prima linea. Era usanza, durante le battaglie navali condotte secoli fa dalle navi della Repubblica di Venezia (le galere), che al momento dell’assalto frontale gli ufficiali gridassero sotto coperta il monito “duri i banchi!”, che significa “tenete duro!”, per reggere l’urto con l’imbarcazione nemica. E’ questo l’incoraggiamento che, nel mio piccolo, da veneziano, sento di mandare alle migliaia di donne e uomini che in questi giorni difficili faticosamente donano speranza al Paese intero con la loro dedizione ed il loro sacrificio. Perché anche questa è una guerra, ma sarà vinta! 

Senza dimenticare noi studenti, che siamo chiamati a raccoglierne oggi l’esempio; per esserlo, in futuro, noi stessi.

Concludo con un augurio di serenità non solo a tutti i compagni di Dipartimento, ma a tutti gli studenti e al personale dell’Università di Ferrara. A tempi migliori!

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