La quarantena mi fa male

Voglio tornare a Ferrara per controllare il mio disturbo alimentare

Anonimo, dal Veneto.

Ironicamente questa quarantena non sarebbe poi così male se non fosse per i disturbi del comportamento alimentare che ormai mi fanno compagnia da sei anni. 

Sono una studentessa fuori sede che viene dal Veneto. Da quando studio a Ferrara i pensieri e le crisi si sono di molto attenuate, un po’ perché posso decidere cosa e quanto mangiare, un po’ perché sono più serena lontana da casa.

Siccome alterno abbuffate e restrizioni tutto era diventato più gestibile, più blando: per mesi ero riuscita a mantenere un peso abbastanza basso da stare più o meno bene con me stessa, ma abbastanza alto da non destare sospetti o preoccupazioni. Pure gli episodi bulimici si erano miracolosamente ridotti ai minimi termini (stomaco e gola ringraziano).

Un grande aiuto l’ha dato anche il fumo (triste ma è così), poiché era un’ottima alternativa agli attacchi di fame nervosa ed emotiva.

Sia chiaro, i miei genitori non sanno né del disturbo del comportamento alimentare né del tabagismo, e ora è tutto più difficile. 

Non posso decidere le porzioni e gli alimenti e in questo periodo di stress la dispensa sembra l’unico rifugio. In più non c’è la sigaretta strategica ad aiutarmi. È ritornato il bisogno di fare un’eccessiva attività fisica per compensare. Azione che mi porta via molto tempo allo studio, ma unica soluzione per non svegliarmi nel cuore della notte nel panico per toccarmi le gambe e sentire quanto sono ingrassate per quel pezzo di formaggio in più che mio padre  mi ha messo sul piatto.

Non posso più lavorare, opportunità che avevo per saltare la cena e per fare 15000 passi in più al giorno.

La quarantena mi ha tolto la possibilità di curarmi. Perché sì, prima della quarantena mi ero decisa a chiedere aiuto, ma non ho avuto il tempo di iniziare che già sono stata risucchiata in una gabbia dove le situazioni di stress non mancano. Non ho gli strumenti per gestire le emozioni e i malumori. Ed ora, è quasi un mese che sono in balìa di voci ossessive che mi fanno notare che “le mie cosce ora si sfiorano” e che “le clavicole non sono più sporgenti come prima”.

So che non è un racconto piacevole, so che vi aspettavate un racconto più frivolo e comico, e mi scuso. Ma è anche questa una realtà che piega tanti ragazzi e ragazze come me. Ma questa quarantena finirà, e spero diventi un trampolino di lancio per chiedere aiuto. 

Perché, ragazzi, io la prossima quarantena la vorrei passare su Netflix, non sul tapirulan.

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