Contagi anche in estate, serve ancora prudenza

Con pochi immunizzati le variazioni climatiche non bastano, ma i raggi UVB un po’ aiutano

di Catia Signorelli

La riduzione negli ultimi giorni del numero dei contagi da SARS-CoV-2 può far sperare che l’arrivo dell’estate stia portando un rallentamento della pandemia? 

Secondo due studi recentemente pubblicati su importanti riviste scientifiche, non possiamo essere certi che l’innalzamento delle temperature e l’aumento dell’irraggiamento solare rallenteranno o bloccheranno il contagio, mentre è certa l’efficacia del lockdown e del distanziamento sociale.

Con pochi immuni l’estate non aiuta

È noto che alcuni virus respiratori, come quello dell’influenza, tendono a diminuire nei mesi estivi per poi “ricomparire” l’autunno successivo. 

In questa fase iniziale di espansione del virus sembra però che l’aumento della temperatura e il tasso di umidità non sortiranno alcun effetto.

Secondo un articolo pubblicato su Science dai ricercatori dell’Università di Princeton nel New Jersey (USA) guidati da Rachel Baker, infatti, non essendoci ancora un’ immunità collettiva per il SARS-CoV-2, il virus continuerà a diffondersi velocemente indipendentemente dalle condizioni climatiche in quanto esiste una scarsa o irrilevante correlazione tra latitudine, variazioni di temperature, umidità e crescita dell’epidemia.

Nello studio è stato utilizzato un modello epidemico relativo ad altri due coronavirus e a quello influenzale, tutti virus che causano affezioni alle vie respiratorie. Mentre le variazioni metereologiche sono importanti per valutare l’andamento delle infezioni endemiche, il modello applicato dai ricercatori ci spiega quanto esse siano poco influenti in una fase pandemica dove l’unico fattore limitante è rappresentato invece dall’immunità della popolazione. 

Le previsioni del modello indicano inoltre che sia le zone tropicali che quelle temperate non ancora pesantemente contagiate, dovrebbero di fatto prepararsi all’arrivo a breve di focolai epidemici.

L’estate 2020 sarà all’insegna del distanziamento sociale non essendo certi che l’innalzamento delle temperature e l’aumento dell’irraggiamento solare rallenteranno o bloccheranno il contagio. (©Laboratorio Design of Science – Dos, Unife)

Questo non significa che il clima non possa divenire in futuro un fattore determinante nella regolazione dei cicli endemici della malattia con picchi stagionali che varieranno a seconda delle latitudini e che saranno utili per prevedere focolai secondari, ma solo dopo che avremo superato la fase iniziale di questa pandemia.

Un aiuto dai raggi ultravioletti che uccidono i virus

Non dobbiamo quindi confondere il caldo dell’estate come calore che possa uccidere il virus che viene invece inattivato a temperature intorno ai 70° C, ma possiamo contare nell’aiuto del sole e in particolare dei suoi raggi UVB, per la disattivazione del virus sulle superfici e quindi a un minor rischio di contagio attraverso oggetti contaminati.

È quanto emerge dallo studio pubblicato su Journal of Infections Diseases da Shanna Ratnesar-Shumate e colleghi dell’NBACC (National Biodefense Analysis and Countermeasures Center).

Gli scienziati hanno esposto il SARS-CoV-2 in liquido salivare (ricreato in laboratorio) a luce solare costante(artificiale) a tre diversi livelli di intensità di raggi UVB simulando ore distinte della giornata e dell’anno in determinate condizioni di temperatura e umidità. 

Hanno quindi dimostrato che la luce solare può essere efficace per disattivare il virus da superfici non porose e che le radiazioni ultraviolette UVB  manifestano attività virucida (le radiazioni UVA non hanno invece potere germicida, mentre le radiazioni UVC, che lo hanno, vengono però assorbite dall’atmosfera). 

Occorre però considerare che questa rimane una simulazione fatta in laboratorio e che in realtà nell’ambiente l’irraggiamento non è mai costante in quanto influenzato dalle nuvole, dall’umidità e dal particolato e che, come riportato nel documento dell’Istituto superiore di sanità, ci sono superficie sulle quali il virus persiste di più (plastica e acciaio) rispetto ad altre (rame e cartone).

Anche per l’estate quindi saranno fondamentali le misure di distanziamento sociale mantenendo il divieto di assembramenti, le misure igieniche e l’utilizzo di mascherine nei luoghi pubblici, gli unici sistemi che ad oggi hanno permesso di ridurre i contagi e che potranno evitare in futuro la riformazione di pericolosi focolai, in attesa che il virus diventi sperabilmente meno virulento e che venga trovata la terapia più adeguata.

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