Agricoltura. Assunzioni regolarizzate con il Decreto Rilancio. E’ solo l’inizio

Necessità di programmazione futura. Il caso dell’agricoltura specializzata di Ferrara

Commento

Di Riccardo Loberti

Il Decreto Rilancio, che stanzia 155 miliardi per avviare la Fase 2 dell’economia, all’articolo 110bis dà la possibilità ai datori di lavoro di regolarizzare un rapporto “al nero” in corso con cittadini italiani o stranieri, e dà la possibilità ai cittadini stranieri, con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019 di richiedere un permesso temporaneo della durata di sei mesi. Tra le attività previste (oltre a colf e badanti) c’è anche l’agricoltura. 

C’è urgenza, e i lavoratori qualificati saranno ancora insufficienti

L’iter legislativo richiederà ancora un pò di tempo per giungere a conclusione, e a questo si aggiunge il tempo per presentare le domande. Passaggi che mal si conciliano con le esigenze di manodopera in agricoltura, per le quali il tempo stringe.

C’è poi il problema che di questi potenziali lavoratori non si conoscono competenze e professionalità, per cui il provvedimento potrebbe soddisfare quelle esigenze di manodopera che non necessitano di particolari qualifiche, come ad esempio la raccolta dei pomodori.  Più problematica sarà la disponibilità di personale in grado di far fronte, anche in piccola parte, agli fabbisogno di 200mila lavoratori oltre  evidenziato dalle organizzazioni di categoria. Queste ultime, in base ad alcune stime, quantificano attorno alle 2.500 unità i lavoratori che potranno essere regolarizzati con esperienza di lavoro nei campi, per cui numeri saranno sicuramente insufficienti.

Il caso Ferrara. La regolarizzazione, ma anche il rientro degli specializzati

Riuscirà il Decreto Rilancio, grazie alla più che opportuna regolarizzazione dei braccianti agricoli immigrati, a rispondere ai fabbisogni di manodopera di una Provincia come Ferrara, con una forte incidenza dell’agricoltura specializzata nell’economia? E’ presto per dirlo.

Gli agricoltori che coltivano i circa 180mila ettari della Provincia aspettano con apprensione gli sviluppi della Fase 2 dell’emergenza sanitaria. Oltre alle iniziative di reperimento di manodopera da parte delle organizzazioni sindacali (Coldiretti, Confagricoltura e CIA) e la prevista regolarizzazione dei braccianti agricoli immigrati attraverso il Decreto Rilancio, l’attenzione è fortemente rivolta al rientro in Italia della manodopera rumena e polacca.

E’questa la forza lavoro che da diversi anni sostiene la filiera agricola ferrarese, che ha puntato sulla professionalizzazione e fidelizzazione. Due carte fino ad oggi vincenti e che nel tempo hanno permesso di soddisfare quasi completamente le necessità di manodopera specializzata di cui il comparto ha bisogno.

Al momento, la situazione non presenta grosse criticità. Le raccolte di fragole (alcune decine gli ettari) e di asparagi (circa 350 ettari) stanno arrivando al termine senza perdite di prodotto grazie anche a manodopera locale proveniente dai settori attualmente in crisi a causa della pandemia. I fabbisogni di personale per il diradamento manuale di albicocche e nettarine, tecnica di alleggerimento dei frutti sulla pianta per ottenere pezzature più grandi e colorate, si sono azzerati per via della mancata produzione dovuta alle gelate.

Ma nel giro di pochi giorni, anche in funzione dell’andamento climatico, il fabbisogno aumenterà velocemente: produzioni vivaistiche (fragole e piante da frutto), diradamento delle pomacee, raccolta di cocomeri, meloni e orticole, raccolta di pere e mele reclamano mani e braccia fino a novembre.

Progettare il futuro ora. Dalla quarantena attiva a nuove forme di lavoro

Cosa succederà? Difficile fare previsioni. La necessità di oggi per risolvere i problemi di un domani (molto vicino) è quella di agevolare il più possibile, con canali diretti e preferenziali, il rientro dei lavoratori che le imprese agricole hanno già storicamente contrattualizzato. Lavoratori già in possesso di specifiche competenze e non da formare ex-novo e per i quali esiste già da diversi anni la possibilità di accoglimento e alloggio. Una modalità organizzativa già sperimentata e gestita con la collaborazione degli stessi datori di lavoro.

L’applicazione di misure di “quarantena attiva”e una nuova organizzazione del lavoro, conseguente all’emergenza, potrebbero poi permettere al personale di iniziare le attività in breve tempo, considerando che la natura non aspetta.

Insomma, sicuramente dal Decreto ci si aspetta un aumento della forza lavoro, ma la ricaduta per  territori  caratterizzati da un’agricoltura specializzata come quella ferrarese sarà concreta soltanto se si riusciranno a stabilizzare i contratti e fornire, anche attraverso specifici percorsi formativi, le competenze e conoscenze che oggi si richiedono.

(Riccardo Loberti Agronomo, giornalista scientifico, esperto di agricoltura a basso impatto ambientale)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *