Il lockdown fa bene. Anche all’economia

Secondo due studi USA, la dicotomia tra salvaguardia della salute e ripresa produttiva è falsa

di Antonella Ruggiero

I risultati suggeriscono che le politiche di distanziamento sociale salvano vite e sono a vantaggio dell’economia. (©Laboratorio Design of Science – Dos, Unife)

“Non possiamo permetterci che la cura sia peggiore del male”: queste le parole con cui il presidente USA Donald Trump, il 23 marzo scorso, ha espresso la sua posizione relativa agli effetti negativi sull’economia americana delle misure di contenimento per fermare la diffusione del Covid-19.

Trump ha tentato a più riprese in queste ultime settimane di accelerare l’apertura delle attività economiche negli States, sostenendo che la recessione fa più vittime del virus.

Non è il solo a pensarla così: anche nel nostro Paese, alcuni tra i partiti di opposizione e della stessa maggioranza del governo Conte invocano una riapertura più massiccia e rapida delle attività commerciali per salvare l’economia.

Convivenza forzata

Anche quando le maglie del lockdown si saranno allentate, dovremo comunque convivere con il virus per un periodo, la cui durata dipenderà strettamente dai progressi nelle cure e dalla disponibilità di un vaccino.

La convivenza non potrà fare a meno di misure di distanziamento sociale, protezione delle persone nelle residenze assistenziali, attuazione rigide delle norme di igiene: è quindi inimmaginabile un ritorno, almeno nell’immediato, alle dinamiche economiche prima del virus.

Come fa notare Martin Wolf sul Financial Times, più che avere la smania di riaprire tutto senza essere pronti, bisognerebbe capire come sarebbe stato se non fossero state applicate le misure di contenimento, cioè su quali sarebbero state le conseguenze sull’economia di una diffusione incontrollata dell’epidemia.

La cura è realmente peggiore del male?

Il valore della vita misurato in moneta

Il “Valore della vita” (Vls) in economia è un indice utilizzato per assegnare un valore monetario a una vita umana, e viene talvolta utilizzato per stimare l’efficacia delle misure di contenimento e prevenzione dei decessi in specifiche circostanze.

In un recente studio condotto dagli economisti dell’Università di Chicago, il Vls è stato usato, con altri parametri, per determinare il valore economico del distanziamento sociale.

Lo studio si basa su uno dei modelli matematici di diffusione del contagio che ha convinto di più: quello sviluppato dall’Imperial College di Londra, che mostrava come una diffusione incontrollata del virus in Gran Bretagna avrebbe aumentato di quarantasei volte il bisogno di posti letto nelle terapie intensive, una situazione insostenibile per il sistema sanitario pubblico inglese.

Gli economisti di Chicago hanno cercato di monetizzare il distanziamento sociale per valutarne gli effetti economici, analizzando due scenari diversi: contenimento del virus e sua diffusione incontrollata.

Il distanziamento sociale è l’opzione meno costosa

La situazione di contenimento del virus include l’isolamento dei casi sospetti e quarantena volontaria per i loro conviventi, distanziamento sociale, e isolamento delle persone che hanno altre morbosità per un periodo di tre, quattro mesi.

L’analisi ha rivelato che l’applicazione di questa strategia che punta all’abbassamento del rischio di morte, rispetto a quella di un’epidemia senza controllo, risparmia 1,76 milioni di vite, con un benefit economico di otto trilioni di dollari, un terzo del Pil americano. I risultati suggeriscono che le politiche di distanziamento sociale salvano vite e sono a vantaggio dell’economia.

Nella stessa direzione va lo studio di Emilie Verner, economista della Sloan school of management del Massachusetts Institute of Technology,

in cui si analizzano le conseguenze economiche dell’influenza spagnola del 1918 in America. I dati dimostrano che nelle città in cui si è intervenuto con politiche di isolamento più aggressive, il tasso di mortalità è stato più basso rispetto a quelle zone del Paese in cui le misure erano state applicate in maniera più blanda. Parallelamente, a un basso tassodi mortalità, ha corrisposto una ripresa economica più veloce, conseguenza immediata di una maggiore forza lavoro disponibile.

Questi recenti studi dimostrano insomma che fermare un Paese potrebbe essere il modo più veloce per farlo ripartire: per arginare i danni che l’epidemia causa all’economia è necessario salvare più vite possibile, costi quel che costi.

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