Il bilancio del tempo perduto

Domani saremo esseri umani intelligenti, ragionevoli e audaci

di Redazione

Martina Scandiuzzi, “Scienze Motorie”, scrive da Venezia

Questa situazione pareva più semplice del previsto, tanto da pensare nei primi giorni di lockdown: “Oh che bello! Finalmente posso dedicare un po’ di tempo a me stessa!”.

È passato un mese da quel pensiero e mi rendo conto di aver perso solo tempo.

Il tempo per me stessa lo trovavo quando passeggiavo, con le cuffiette alle orecchie, intanto che ascoltavo la mia amata musica e nel frattempo mi facevo cullare da un fresco venticello che mi scompigliava i capelli.

Il tempo per me stessa lo trovavo all’università. In quell’enorme stanza, circondata da amici e amiche.

Lo trovavo durante la pausa delle lezioni, quando uscivo e mi immergevo in quella massa di fumatori accaniti per farmi qualche risata o condividere qualche episodio della mia vita.

Lo trovavo nel momento in cui osservavo il professore far di tutto per renderci partecipi, oppure tutte le volte che andavo a bere un caffè, scappando da qualche spiegazione noiosa.

Il tempo per me stessa lo trovavo quando, alla sera, mi incontravo con le mie più care amiche e andavamo in qualsiasi bar aperto a divertirci a pazza gioia.

Il tempo per me stessa lo trovavo quando andavo ad allenare il mio corpo in palestra, o quando andavo a sguazzare un po’.

Il tempo per me stessa lo trovavo facendo le apnee per ascoltare l’assoluto silenzio o nuotando ininterrottamente.

Il tempo per me stessa lo trovavo quando il mio ragazzo mi raggiungeva a Ferrara e dopo aver bevuto qualche calice di vino, arrivavamo in qualche ristorante troppo ubriachi per riuscire a gustare un buon risotto.

In questo periodo, mi trovo a vivere con lui e sua madre che mi ha accolto a braccia aperte e calorosamente; per questo i miei genitori non li vedo da esattamente un mese.

Qualche giorno fa, ho deciso di video-chiamarli e mi sono sciolta in lacrime.

Mi sentivo malinconica e abbattuta tanto da aver sentito un grandissimo bisogno di una loro coccola, che il quel momento, amaramente, non potevo fisicamente ricevere.

Sto vivendo in un piccolo appartamento con il minimo indispensabile e dentro me sento un gran bisogno delle mie cose materiali, come il peluche che ho dalla nascita, qualche vestito o il materiale per disegnare.

Però ho stretto i denti e lo sto facendo tutt’ora.

La mia vita da studente, in lockdown, è senz’altro monotona: mi sveglio, bevo il caffè, lezioni-online, pranzo, finisco le lezioni online, gioco a qualcosa con il mio lui, mezz’oretta di workout, ceno, film e infine, di nuovo a letto.

Ma nel bel mezzo di queste giornate ripetitive, c’è da aggiungere qualche mio pianto, per il fatto che sento una grande nostalgia dei miei amici e nondimeno, come detto prima, dei miei genitori.

Io e il mio ragazzo, fortunatamente, riusciamo a sostenerci a vicenda.

Sebbene ogni notte si presentino gli incubi e spesso siamo parecchio stanchi e piuttosto nervosi.

In questo lasso di tempo, rifletto che tale “incidente”, porterà non solo una crisi economica, bensì anche molti problemi psichici.

Ciò nonostante, saremo esseri umani solo se usciremo vittoriosi da questo enorme ostacolo, che non si affronterà stando tutto il giorno, per due mesi, su un divano ma combattendo i nostri complessi e le difficoltà riscontrate in questo periodo.

Saremo esseri umani buoni, gentili e sensibili se aiuteremo i nostri amici, dando a loro coraggio, buon umore per riscoprire una nuova quotidianità.
Saremo esseri umani intelligenti, ragionevoli e audaci se, alla fine di questo lockdown, lotteremo realmente per la nostra vita; rinforzando le nostre idee, intraprendendo la nostra strada e seguendo i nostri sogni.

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