Bloccato a Ferrara in Erasmus ho trovato più tempo

Per studiare, stare con la famiglia e pianificare la visita dell'Italia

di Redazione

Sono un dottorando della Università di Ferrara. Sono arrivato in Italia lo scorso novembre, quando l’inverno si avvicinava. La mia famiglia ha dovuto rimanere nel mio Paese ed è finalmente arrivata a Ferrara il 15 febbraio di quest’anno, una settimana prima dell’inizio dell’emergenza del Coronavirus in Italia.

Con l’illusione dell’accoglienza e il desiderio di conoscere l’Italia, abbiamo rapidamente programmato un viaggio a Venezia, quasi alla fine del Carnevale: è stata una passeggiata meravigliosa, piena di belle esperienze e ricordi; tuttavia, al ritorno dal nostro primo viaggio di famiglia, è stata dichiarata l’emergenza e abbiamo dovuto rimanere a casa, senza la possibilità di visualizzare il problema che questa malattia si sarebbe diffusa in tutto il mondo.

All’inizio, la situazione non era così critica, poiché almeno potevamo rilassarci andando alle mura della città per passeggiare e fare sport, qualcosa che ci piace molto fare come famiglia, ma dopo il 23 marzo, con i parchi chiusi a Ferrara, e con il divieto dell’uscita di casa dei bambini, abbiamo dovuto imparare a goderci giorno per giorno le piccole cose che vengono fatte con la famiglia e che spesso non sono apprezzate, come per esempio preparare la colazione, studiare insieme e guardare le notizie insieme in attesa che questo problema finisca.

Qualcosa che molte volte sembra mancare, è il tempo: e ora abbiamo anche capito che approfittarne dipende solo da noi; inconsciamente ho avuto più tempo per lavorare sulla mia ricerca di dottorato e per imparare l’italiano, e, naturalmente, c’è stato il tempo per pianificare quali luoghi in Italia visitare, una volta che sarà consentito viaggiare in modo sicuro.

Infine, posso dire che a causa del coronavirus sono riuscito a godermi la mia famiglia, come non avevo mai fatto prima, e sono molto fortunato che la mia famiglia è arrivata in Italia, prima della chiusura degli aeroporti in tutto il mondo, perché altrimenti avrei dovuto passare tutto questo tempo da solo e con la preoccupazione di stare lontano da loro. Ora non vediamo l’ora che tutto ciò finisca, che l’Italia e il mondo tornino alla normalità e che le restrizioni vengano rimosse per tornare all’università e continuare a conoscere l’Italia.

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