Ho lasciato un pezzo di cuore

di Redazione

Daniele Cammarata, “Biotecnologie mediche”, scrive dalla Sicilia

Credo che non ci sia niente di più trasparente e sincero della scrittura. È un qualcosa di nobile ma accessibile a tutti, e descrivendo il nostro stato d’animo riusciamo ad esternare quei pensieri e quelle emozioni che forse sono nascoste da qualche parte dentro ognuno di noi. 

Ora come non mai, a maggior ragione, ci sarebbero tante cose da dire. 

La situazione è evidente agli occhi di tutti, dal 9 marzo siamo segregati chi a casa con i parenti, chi con i coinquilini o addirittura sfortunatamente da solo. 

Sono tornato giù in Sicilia a fine sessione invernale con la speranza (poi abbattuta) di ritornare in quel di Ferrara il più presto possibile! 

La magia di Ferrara è indescrivibile, quasi magnifica e celestiale. Per un siciliano abituato al mare, al profumo di salsedine, credo sia strano avvertire la mancanza perfino della nebbia e del freddo. Non è una città come tutte le altre, lì ho lasciato un pezzo di cuore che con fatica riuscirò a recuperare. Amici, università soprattutto. La voglia di mettersi in gioco, il mercoledì universitario come distrazione dallo studio, e in un batter d’occhio eri lì a confrontarti con coetanei nella tua stessa situazione.

Forse nella nostra vita abbiamo sempre dato tutto per scontato.

Rinchiuso a casa da circa trentotto giorni ho avuto modo di riflettere, di dare il giusto peso alle situazioni, di valorizzare ciò che forse non ho mai apprezzato abbastanza! 

Quando ci impongono una cosa, raramente riusciamo a gustarcela e a viverla in modo sano. Questa credo sia la miglior sintesi di questa Quarantena.

Forse dovremmo abituarci ad una nuova normalità, quasi sognando un ritorno a quella vita indipendente che ci ha fatto stare bene.

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