Ricominciamo da noi

Impariamo ad accettare questa dimensione, iniziando dal parlare a noi stessi

di Redazione

Paolo, “Filosofia”, scrive da Ferrara

Scrivo questa mia lettera non tanto per raccontare come trascorro concretamente per ora le mie giornate, ma come invece cerco di viverle su altri aspetti, sicuramente più astratti. 

Come è già stato detto tante volte, siamo tutti rimasti spiazzati da questa novità, non ce lo aspettavamo, non eravamo preparati. Quello che penso è che spesso viviamo la nostra vita dimenticandoci dell’inatteso, dell’inconveniente; spesso non calcoliamo la possibilità dell’imprevisto. E non parlo dei grandi aspetti politici o economici che regolano le nostre società, mi riferisco piuttosto alla dimensione individuale quotidiana. 

Affrontare le nostre giornate tenendo conto dell’imprevisto non significa certo dover vivere ogni giorno, da un lato, con costante ansia e preoccupazione, o piuttosto seguire lo sfrenato “cogli l’attimo”, dall’altro; la mia riflessione trova spazio nel mezzo. Si tratta di sforzarsi di capire e accettare che ciò che siamo e ciò che costruiamo inevitabilmente avrà, prima di tutto, una conclusione e secondo, prima di questa, nel mentre, si potranno presentare risvolti inaspettati. 

Questo giustamente può fare paura, può avere un effetto negativo nella nostra società abituata a rimuovere prospettive di questo genere dalla quotidianità. Una società abituata sempre di più a rimuovere il dolore in ogni modo possibile, ad esorcizzare i primitivi pensieri della sofferenza, della fine, della morte. Fa paura e quindi lo rimuoviamo, non ci pensiamo, lo seppelliamo, lo riduciamo a tabù. Come spesso accade, si aggira l’ostacolo, invece di fronteggiarlo. E allora impariamo anche ad accettare questa dimensione, iniziando dal parlare a noi stessi prima di tutto e, in secondo luogo, facendolo in maniera chiara. Ricominciamo da noi. Al di là degli eventi esterni, su cui difficilmente abbiamo controllo, impariamo a lavorare su noi stessi, una dimensione alla quale sicuramente è più facile apportare delle modifiche. 

So bene che non tutti abbiamo gli strumenti, le capacità, le possibilità e le condizioni esterne e interne (a noi) per farlo. Il mio appello è rivolto soprattutto ai miei colleghi, ai miei coetanei. Nei limiti, finché potete, lavorate su di voi, esaminatevi costantemente, ponetevi dubbi e fatevi le giuste domande, fuggite meno da voi stessi, cercate di trovare un equilibrio che comprenda lo sbilanciamento interiore invece di annullarlo, ricordandovi sempre che l’imprevisto è parte del gioco.

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